Dopo le rappresaglie nei confronti degli occupanti, il Comune di Rimini riconosce il lavoro degli antagonisti del movimento per la casa ed assegna loro una struttura per senzatetto. Nasce così la “Casa di Accoglienza Andrea Gallo (don)”, intitolata al prete di strada genovese.

A volte è una questione di scelte. Ne sanno qualcosa gli attivisti di Làbas, che a Bologna subiscono la subalternità dell’Amministrazione comunale alla Procura e alla Questura e che potrebbero essere costretti ad abbandonare l’ex caserma Masini, dove hanno realizzato molti progetti, tra cui quello abitativo di “Accoglienza Degna”.
Pochi chilometri più a est, a Rimini, un sindaco dello stesso partito di Virginio Merola, il democratico Andrea Gnassi, ha appena riconosciuto un’esperienza antagonista, affidando agli attivisti del network Casa Madiba, attraverso le associazioni “No Borders” e “Rumori Sinistri”, la gestione di un dormitorio.

Nel Comune romagnolo è quindi nata la Casa di Accoglienza “Andrea Gallo (don)”, intitolata al prete di strada genovese, che per quattro mesi dovrà occuparsi dell’emergenza freddo in città.
“Tutto è nato da una rappresaglia del sindaco Gnassi – spiega ai nostri microfoni Manila Ricci di Casa Madiba – con il sequestro del Villino Ricci, una struttura in cui vivevano 20 persone in disagio abitativo. Il sindaco, che si ricandiderà alle elezioni di maggio, ha pagato un prezzo per la sua rappresaglia”. Al punto che l’Amministrazione è stata costretta ad indire un’istruttoria pubblica sul tema della casa e dell’accoglienza, dalla quale è uscito vincitore il progetto di Casa Madiba, nonostante non fosse l’unico in concorso.

“Questo è un esempio – continua Ricci – di come alcune pratiche antagoniste, attraverso lo Sportello Casa di Adl Cobas ed altre realtà, siano riuscite a strappare un pezzo di welfare a questa città“.
Non si tratta però solo dell’egemonia nel gestione del problema abitativo, ma di un differente approccio, che vuole rendere gli “ospiti” soggetti attivi e protagonisti dei propri percorsi di autonomia e delle attività che si realizzeranno nella struttura, tra cui la riqualificazione dell’immobile, un’ex stamperia comunale.

Saranno 40 le persone che a Casa “Andrea Gallo (don)” troveranno un tetto. “Non si tratta degli homeless storici – spiega l’attivista – ma di persone che sono in strada da poco per effetto della crisi, sulle quali occorre intervenire prima che il problema si cronicizzi”.
Dagli sfrattati ai migranti fuoriusciti dai tanti progetti emergenziali di accoglienza, fino ai working poors, ovvero persone che, pur avendo un lavoro, non vedono garantito un alloggio ed un’autonomia economica. Nella città a vocazione balneare, a quest’ultima categoria appartengono soprattutto i lavoratori stagionali.

“L’Amministrazione deve sapere – precisano gli attivisti – che questo non sarà un luogo pacificato, ma che daremo vita ad un progetto che prevede sia l’accoglienza notturna, sia uno spazio diurno, in cui continuare a mettere in rete le persone attraverso il mutualismo”.