Alle 18.00 di domani, ad Xm24, l’incontro “Precarietà a domicilio” sulle lotte dei riders e sulla causa intentata a Foodora a Torino, per cui è atteso il processo d’appello, che si aprirà con due novità importanti. Un incontro per sensibilizzare e fornire strumenti utili ad affrontare un mondo del lavoro che utilizza la tecnologia per mascherare forme classiche di sfruttamento. L’intervista all’avvocato Giulia Druetta.

Domenica scorsa, durante la nevicata che ha investito Bologna, i ciclofattorini dei servizi di delivery hanno nuovamente incrociato le braccia. Continua infatti la mobilitazione dei riders per vedersi riconosciuti i diritti del lavoro, che le piattaforme di Gig economy continuano a negare.
Alcuni passi avanti in Europa e in Italia sono stati fatti, ma questa categoria di lavoratori rimane una delle più sfruttate.

Lo scorso aprile il Tribunale di Torino ha respinto le richieste dei riders di Foodora  che avevano fatto causa alla società per vedersi riconosciuti i diritti minimi, primo dei quali è la natura subordinata del loro lavoro. La piattaforma, infatti, li considera lavoratori autonomi, cioè privi di ferie, malattia e un compenso dignitoso, nonostante i meccanismi stessi del loro lavoro facciano intuire che non c’è niente di autonomo in quelle mansioni.
La sentenza ha però contribuito a mantenere, se non peggiorare, le condizioni di lavoro dei fattorini e ringalluzzire l’arroganza delle aziende.

Domani pomeriggio, alle 18.00, ad Xm24 si terrà l’incontro “Precarietà a domicilio“. Un appuntamento che, come si evince dal sottotitolo stesso, vuole essere di auto-formazione e dibattito a partire dalla causa intentata dai riders di Torino. A raccontare la loro vicenda e i risvolti legali della loro azione sarà l’avvocata Giulia Druetta, che rappresenta proprio i ciclofattorini.
Nonostante la sentenza di primo grado, infatti, la causa in tribunale non è conclusa e il 9 gennaio comincerà il processo d’appello.

“Ci sono dei nuovi elementi che ci danno speranza – spiega ai nostri microfoni Giulia Druetta, avvocato dei riders di Torino che sarà domani all’incontro – Da un lato la sentenza della Cassazione francese, che ha riconosciuto la subordinazione sia per il controllo che viene effettuato dalle piattaforme sui lavoratori, sia per la possibilità di discriminare quelli meno produttivi o sindacalizzati. Dall’altro lato ci sono nuove prove che porteremo a processo, come quanto emerso dalle inchieste dei giornalisti, che hanno fatto emergere come Foodora chiedesse una disponibilità minima di 20 ore settimanali”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIULIA DRUETTA: