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Libia, nei campi di detenzione si tortura: lo dice il tribunale

Accertate violenze nei centri gestiti da fazioni con cui Minniti ha fatto accordi.


di Alessandro Canella
Categorie: Migranti, Giustizia
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Un'immagine del film "L'ordine delle cose" di Andrea Segre sui centri di detenzione in Libia

Storica sentenza del Tribunale di Assise di Milano, che ha condannato l'autore di sequestro di persona con conseguente morte, violenze sessuali e torture ai danni di migranti somali rinchiusi nei campi di de tenzione libici, prima della tratta verso l'Italia sui barconi. Il pm: "Come lager nazisti". Minniti ha stipulato accordi con le fazioni che si sono macchiate di quei crimini. Asgi: "Ora il governo italiano cambi le politiche".

Nei centri di detenzione per migranti in Libia avvengono le stesse cose che avvenivano nei lager nazisti. Il paragone non è stato fatto da una radicale associazione antirazzista, ma dal pubblico ministero, durante la propria requisitoria nel processo a carico di un torturatore libico, che è poi stato condannato dal Tribunale di Assise di Milano.
"Una sentenza storica", secondo l'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, che era parte civile nel processo e che ora chiede al governo italiano di cambiare le proprie politiche, in particolare l'accordo con una parte delle autorità libiche stipulato dal ministro dell'Interno Marco Minniti.

Per la prima volta nelle aule di un tribunale italiano, in effetti, una sentenza ha chiaramente affermato quanto efferate siano le condizioni a cui sono sottoposti decine di esseri umani in Libia, giudicando attendibili e comprovate le testimonianze dei richiedenti asilo che hanno potuto dare un quadro di inaudita violenza delle torture subite, che vanno dalle violenze sessuali ripetute, omicidi di coloro che non ricevono dai familiari il denaro richiesto dai trafficanti, torture, addirittura esposizione dei corpi dei soggetti morti dopo le torture per ottenere effetto deterrente.

Un elemento importante, ha sottolineato ai nostri microfoni l'avvocato di parte civile Piergiorgio Wiess, è che il processo si è potuto celebrare in Italia per specifica richiesta del Ministero della Giustizia, cosa altrimenti impossibile dal momento che i fatti si sono svolti in uno Stato estero ed hanno riguardato cittadini stranieri, in particolare somali.
"Questo evidenzia dal punto di vista politico una certa incoerenza - osserva Weiss - dal momento che due organi dello stesso governo si comportano in modo differente".

Proprio per questo l'Asgi definisce "ancor più gravi le conseguenze delle scelte politiche attuate dall'Italia e dall'Unione europea e volte al respingimento dei migranti in Libia attraverso accordi con le autorità locali".
Autorità che, come testimoniano diverse inchieste giornalistiche mai smentite, erano protagoniste nella tratta e nella detenzione a fini estorsivi dei migranti, mentre ora, grazie agli accordi e ai soldi italiani, si sono riciclate nel blocco delle partenze.
"La scelta dell’Italia e della Ue di esternalizzare la gestione delle migrazioni ed il diritto d’asilo le rende corresponsabili delle condizioni inumane e delle torture che avvengono in Libia", insiste l'Asgi.

È di ieri, inoltre, la notizia che anche il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio D'Europa, Nils Muiznieks ha chiesto chiarimenti, indirizzando lo scorso 28 settembre una lettera al ministro degli Interni Marco Minniti in merito alla collaborazione dell'Italia con la Guardia Costiera libica, ricordando al ministro che l'azione dell'Italia in acque di competenza libica ne configura comunque la responsabilità internazionale per violazione degli obblighi derivanti dalla Cedu.

ASCOLTA L'INTERVISTA ALL'AVVOCATO PIERGIORGIO WEISS:

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