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Fertility bis, la pillola non è (più) mutuabile

La campagna per la fertilità del Ministero passa anche per l'ostacolo agli anticoncezionali.


di Alessandro Canella
Categorie: Sanità, Donne
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Non solo Fertility Day. Lo scorso 27 luglio l'Aifa e il Ministero hanno declassificato la pillola contraccettiva dalla fascia A a quella C. In altre parole la pillola non è più mutuabile e il costo è tutto a carico della donna.

Non bastava la quadrupla gaffe sul Fertility Day di Beatrice Lorenzin e dello staff di comunicazione del Ministero della Salute. Le locandine offensive e fascistoidi prima e quelle razziste dopo, insieme ai contenuti del "Piano nazionale per la fertilità" e all'appello lanciato dalla ministra per avere creativi gratis per le prossime campagne, hanno svelato la concezione che il governo ha in materia di natalità.
A fare il resto ci pensa l'altissima percentuale di obiettori di coscienza nella sanità pubblica, che nelle regioni più laiche - come l'Emilia Romagna - supera comunque il 50% e rende difficoltoso l'accesso all'aborto.

Sicuramente meno clamore, ma forse più efficacia in termini di incremento demografico, avrà la misura contenuta nella Gazzetta Ufficiale del 27 luglio scorso, con la quale in sordina l'Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) ha declassificato la pillola anticoncezionale dalla fascia A (mutuabile) a quella C (a pagamento).
Ad accorgersi della misura sono stati i medici dell'associazione "No grazie pago io" , che sottolineano come ormai l'unica pratica anticoncezionale rimborsata dal servizio sanitario nazionale sia rimasta l'aborto.

Sul piano economico l'impatto per le donne che ricorrono alla pillola anticoncezionale potrebbe non essere catastrofico, dal momento che il farmaco è acquistabile con pochi euro. In ogni caso, va sottolineato che, ancora una volta, a subire le conseguenze maggiori saranno le donne più povere, per le quali una gravidanza non desiderata può comportare non pochi problemi.
La declassificazione, però, sembra non tener conto nemmeno della prevenzione che la pillola può dare nei confronti di alcune patologie dell'apparato riproduttivo, utero e ovaie in particolare, come fibromi o cisti ovariche.

Il punto, però, è anche politico. "Inserire i contraccettivi in fascia C significa considerarli qualcosa di non strettamente necessario - si legge in un comunicato del gruppo #ObiettiamoLaSanzione, pubblicato sul sito Pasionaria.it  - negando la tutela dei diritti sessuali che, insieme a quelli riproduttivi, devono essere salvaguardati anche alla luce delle normative nazionali ed internazionali.


Ascolta l'intervista a Benedetta Pintus di Pasionaria.it

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