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Il lutto degli avversari contro i nemici, come si specula su Charlie Hebdo

L'analisi di Gael De Santis, caporedattore Esteri del quotidiano "L'Humanité".


di Alessandro Canella
Categorie: Esteri
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Una delle tante vignette di Charlie Hebdo contro Le Pen

Dopo l'attentato di Parigi, Marine Le Pen chiede un referendum sulla pena di morte e già in Francia si registrano le prime aggressioni ai danni di musulmani. Gael De Santis, caporedattore esteri de "L'Humanité", quotidiano con cui collaborava "Charb", direttore di Charlie Hebdo, fa un'analisi di come l'attentato viene usato dalla destra francese per fomentare l'odio e rifarsi un'immagine.

Ci sono volute 20 ore prima che Marine Le Pen, leader del Front National (l'estrema destra francese) decidesse di fare un intevento dal sapore speculativo sull'attentato alla redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo, che ieri a Parigi è costata la vita a 12 persone, tra cui il direttore della testata e alcuni celebri vignettisti.
Su Twitter, la Le Pen ha chiesto un referendum per reintrodurre una legge sulla pena di morte, abolita in Francia solo nel 1981 da François Mitterand e al centro di una battaglia di alcuni degli stessi vignettisti di Charlie Hebdo.

In Francia, intanto, si sono registrati i primi atti anti-islamici, con un'esplosione avvenuta stamattina davanti a un ristorante di kebab vicino a una moschea a Villefranche-sur-Saone, nella regione di Lione, mentre un'automobile appartenente ad una famiglia musulmana è stata bersaglio di colpi di arma da fuoco ieri sera in una strada di Caromb, nella zona di Vaucluse.

Gael De Santis, caporedattore Esteri del quotidiano "L'Humanité", con cui collaborava anche "Charb", il direttore di Charlie Hebdo rimasto vittima dell'attentato di ieri, racconta ai microfoni del nostro Francesco Ditaranto come la destra francese, con il contributo dei media mainstream, stia cavalcando la tragedia per incrementare il proprio consenso.
Eppure la Le Pen e il Front National sono stati un tradizionale bersaglio della satira di Charlie Hebdo, come testimonia la vignetta nell'immagine qui a fianco, in cui Marine Le Pen viene criticata con parole dure.

"Il Front National, in una settimana, ha fatto un'operazione per recuperare consenso e rifarsi un'immagine - spiega De Santis - Ad esempio ieri si è detto vicino a Charb e alla rivista satirica, quando fu proprio Charlie Hebdo a portare a processo il partito di estrema destra, il cui nome richiama invece una corrente della Resistenza antifascista. Non solo: due giorni fa Le Pen si è detta vicina a Tsipras, in Grecia, mentre in seguito alla vicenda di un sindaco di centrodestra che ha rifiutato la sepoltura ad una bimba rom, la leader del Front National si è detta vicina ai rom".

In particolare, sottolinea il giornalista, il Front National sta cercando di rifarsi un'immagine utilizzando un tema che, in Francia come in Italia, è tradizionalmente caro alla sinistra: quello della laicità. Laicità che fino a 10 anni fa era invisa ai Le Pen, mentre ora viene agitato in chiave anti-islamica e anti-migrante.
Tanto il Front National quanto l'Ump, inoltre, ora puntano sulla cara vecchia retorica securitaria, al punto che "c'è il rischio di un Patriot Act alla francese", mette in guardia De Santis, richiamando il provvedimento del governo statunitense post 11 settembre che limitò i diritti e le libertà personali.

Quanto alla stampa, il caporedattore Esteri de "L'Humanité" spiega come i media mainstream stiano soffiando sul fuoco dell'odio anti-islamico, ad esempio dando ampio spazio al libro, scritto da Michel Houllebecq e intitolato "Soumission", in cui l'autore sostiene che nel 2022 in Francia ci sarà un secondo turno elettorale tra un partito chiamato "Fraternità Musulmana" (con evidenti riferimenti ai partiti islamici del Maghreb) e il Front National, che sarebbe l'unico vero difensore della laicità.

Anche in Italia, però, l'attentato si è trasformato in ghiotta occasione per la destra xenofoba e razzista. In particolare sembra essere nata una gara tra esponenti politici a chi la spara più grossa. Se per il leader leghista Matteo Salvini ormai "il nemico è in casa" ed è finito il tempo della tolleranza, per Maurizio Gasparri "serve una guerra". Opinione che sembra condivisa dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che ha affermato ad Agorà che "il non intervenismo non risolve i nostri problemi".
Intanto Forza Nuova a Bologna ha proclamato una manifestazione per questo pomeriggio per protestare contro "una cultura sanguinaria che non ha niente a che fare con la millenaria storia europea". 


Ascolta l'intervista a Gael De Santis

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