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Nel tavolo di martedì tra azienda e sindacati sulla vertenza dei 123 esuberi di Bologna Fiere il presidente Franco Boni aveva escluso esternalizzazioni e licenziamenti, ma in un articolo su Repubblica di ieri si è rimangiato la parola. I lavoratori oggi scioperano contro l’inaffidabilità dell’azienda, tornando a chiedere il ritiro della procedura di mobilità e minacciando di bloccare il Cersaie.

I cancelli di Bologna Fiere questa mattina sono rimasti chiusi. Non li hanno aperti i lavoratori, non li ha aperti nemmeno l’azienda. Sotto la pioggia, infatti, si sta svolgendo lo sciopero per l’interna giornata, proclamato in fretta e furia dai sindacati dopo la pubblicazione dell’intervista al neo-presidente, Franco Boni, apparsa su Repubblica Bologna ieri, in cui si rimangia e smentisce (parlando di “malinteso”) quanto detto e promesso all’incontro di ripresa delle trattative.

Lunedì scorso, infatti, dopo la pausa estiva e dopo il congelamento delle procedure di mobilità per i 123 lavoratori part-time, Fiera e sindacati si sono incontrati nella sede dell’Ascom per riprendere la discussione. I sindacati avevano parlato di timidi passi avanti , dal momento che il presidente e la dirigenza avevano escluso le esternalizzazioni dei lavoratori prospettate, così come i licenziamenti. La strada individuata sembrava quella del contenimento dei costi del lavoro, magari con una modifica del contratto integrativo.

Ieri, invece, la doccia fredda nell’intervista a Boni, dove sostiene che l’unica via possibile rimane quella dei licenziamenti. Parole che hanno fatto immediatamente scattare le reazioni dei sindacati, che hanno proclamato lo sciopero in corso.
“C’è anche un problema di affidabilità della controparte – osserva ai nostri microfoni Luca Taddia della Filcams Cgil – dal momento che vengono smentite in continuazione le cose che ci vengono dette”. Non è infatti la prima volta che Boni afferma una cosa negli incontri coi sindacati e la ritratta il giorno dopo sulla stampa.

Il sospetto che il presidente di Bologna Fiere potesse ritornare sui suoi passi, in realtà, serpeggiava tra i lavoratori. Questi temevano che, superati i saloni più importanti – Cersaie ed Eima in primis – l’azienda sarebbe tornata al punto di partenza.
Non c’è stato evidentemente bisogno di aspettare le esposizioni, durante le quali ora i sindacati minacciano di scioperare.