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Droga, perché il proibizionismo fa comodo alla guerra

Il libro del giornalista d'inchiesta e reporter Alessandro de Pascale.


di redazione
Categorie: Movimento
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"La guerra con la droga". Nel libro del giornalista d'inchiesta Alessandro de Pascale, in uscita ad aprile, trovano spazio indagini e testimonianze sul rapporto fra droga e guerra e le ragioni di comodo del proibizionismo. Questa sera la presentazione ad Xm24.

Il giornalista d’inchiesta e reporter di guerra Alessandro de Pascale sarà questa sera ad Xm24, il centro sociale di via Fioravanti, per parlare del suo libro "La guerra con la droga", in uscita ad aprile. Si tratta di un viaggio costituito da testimonianze, immagini e storie che legano il narcotraffico mondiale ai conflitti vecchi e nuovi. Un'indagine che parte dai traffici di oppiacei dei militari in Afghanistan a quelli dell’Uck nel Kosovo protetto dalla Nato; dall’anfetamina usata dai Top Gun statunitensi alle droghe sintetiche prodotte dallo Stato Islamico; dai due confitti mondiali alla cosiddetta “eroina di Stato”. Il rapporto tra stupefacenti e conflitti è vecchio quasi quanto la guerra stessa.

Il libro tratta del rapporto guerra-droga che l'autore segue dal 2007, quando a Baghdad notò che sui banchi dei mercati erano in vendita psicofarmaci sfusi. In Afghanistan, inoltre, aumentava la produzione di oppiacei e il consumo locale. Il giornalista ha continuato a seguirne gli sviluppi fino al caso dello Stato Islamico e della produzione nelle vecchie fabbriche di Captagon, una metanfetamina che è diventata la razione base degli jahdisti.

"Tutto questo è reso possibile dal proibizionismo - afferma il giornalista ai nostri microfoni - Con le droghe si finanziano le guerre e vengono utilizzate per fare le guerre. Queste poi rimangono sul territorio aumentando il consumo locale e la ricchezza di narcotrafficanti e militari, ma anche incrementando i problemi che riguardano le forze dell'ordine".
Un proibizionismo di comodo, dunque, che tiene in vita un mercato che rimane totalmente illegale e in mano alla crimininalità organizzata.

Nel libro ci sarà spazio per parlare anche del sottile filo rosso che collegherebbe l’attività militare di Salvatore Parolisi, condannato per l’orrendo assassinio della moglie Melania Rea avvenuto nel 2011, alla camorra, al traffico internazionale di stupefacenti ed alcuni componenti dei contingenti Isaf della Nato schierati in Afghanistan. Questa storia è già stata raccontata in alcuni capitoli del libro "Il caso Parolisi: sesso, droga e Afghanistan", scritto dallo stesso De Pascale e dal collega Antonio Parisi e pubblicato nel 2013.

Claudia Serra


Ascolta l'intervista ad Alessandro De Pascale

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