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Contestazione al Pd, inizia il processo

In tribunale 12 attivisti e sindacalisti accusati di violenza privata e invasione di edificio.


di redazione
Categorie: Movimento
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È cominciato oggi il processo contro 12 attivisti e sindacalisti Usb chiamati a difendersi in tribunale a Bologna dalle accuse di violenza privata aggravata e invasione di edificio in occasione della contestazione al Pd ai tempi dell'approvazione del Jobs Act e delle elezioni europee.

È iniziato stamane il processo che che vede coinvolti 12 esponenti appartenenti al gruppo Ross@ Bologna, in seguito all’apertura da parte della procura di un’inchiesta sull’irruzione dei sindacati di base all'hotel di lusso “I Portici”, datata 7 maggio 2014, dove doveva tenersi un dibattito del Pd in vista delle elezioni europee, alla presenza della capolista Alessandra Moretti.
Una ventina gli attivisti coinvolti nella protesta contro le iniziative per le elezioni europee e l'approvazione dei primi decreti del Jobs Act, tra cui il leader del sindacato di base Usb Massimo Betti, l'altro storico esponente Luigi Marinelli e l'ex segretario di Rifondazione Tiziano Loreti.

A distanza di tre anni da quella sera, tutti le componenti sindacali e i fautori di quella irruzione, dichiarata un’aggressione antidemocratica dal sindaco di Bologna Virginio Merola, sono stati chiamati stamane a difendersi dalle accuse imputate a essi dalla procura bolognese.
"Le accuse sono gravissime e le ricostruzioni dei fatti fantasiose - afferma ai nostri microfoni Marinelli - Rivendichiamo nei contenuti politici quell’iniziativa, visti i risvolti che ha avuto il jobs Act in termini di precarietà e abbassamento dei diritti, con effetti deleteri sui diritti sociali e del lavoro".

Per Usb, le inchieste, le denunce e i processi cui assistiamo negli ultimi tempi nei confronti di attivisti e sindacalisti sono iscritti all’interno di una più vasta azione repressiva in forma preventiva, risposta che il potere dà alla crisi di consenso scaturita dalla crisi sociale.
Per l'avvocata Marina Prosperi, che difende gli imputati, vi è addirittura un uso strumentale del mezzo penale per reprimere un dissenso politico che non si sa gestire. Prosperi è convinta che si possano smontare le fantasiose accuse imputate ai 12 attivisti di violenza privata: “Fu un'iniziativa del tutto politica una contestazione dalle motivazioni  d’importante rilevanza per giunta avvenuta in luogo pubblico alle quale era invitata la cittadinanza”.

Edoardo Martelli


Ascolta l'intervista a Luigi Marinelli

Ascolta l'intervista a Marina Prosperi

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