La situazione dei dipendenti di Yoox è drammatica: nel giro di qualche ora, hanno dovuto fare i conti con il prospetto di rimanere senza un posto di lavoro, e senza uno stipendio. La multinazionale leader nel settore della moda, con sedi in Italia, Regno Unito e Stati Uniti, ha rilasciato ieri un comunicato in cui prevede il licenziamento di 211 impiegati in esubero sui 1.091 assunti nel nostro paese, a seguito di una ristrutturazione globale dell’impresa voluta dal gruppo proprietario Lux Experience per contenere le perdite e risanare il marchio.

A Bologna 160 dipendenti di Yoox su 867 rimarrebbero senza lavoro

Mariano Vendola, esponente di Cgil-Filcams, ha descritto così la situazione del polo bolognese di Yoox in Via Nannetti, che «perderebbe 160 lavoratori su 867, e sarebbe quello più colpito dal taglio dell’organico. Parliamo di lavoratori che occupano il loro posto da decenni, che hanno costruito famiglie tra i muri di quest’azienda che è stata un gioiello dell’imprenditoria bolognese».
Una procedura di licenziamento, dunque, che ignora sia il prestigio sociale ed economico di Yoox, ma che va contro ai diritti dei lavoratori che sin qui l’hanno tenuta in piedi. Difatti, particolarmente grave è la scelta di escludere gli ammortizzatori sociali per coloro a cui verrà interrotto il contratto, che ha messo subito i sindacati sul piede di guerra.

Il referente sindacale, inoltre, denuncia discrepanze evidenti nel comunicato di Yoox: «L’azienda ha motivato scelte e modalità del licenziamento citando le numerose perdite dovute alla crisi delle vendite nel corso di molti anni. Se la crisi dura da tanti anni, però, era necessario intervenire prima di ridursi all’ultimo e annunciare un taglio così esteso e senza garanzie per i lavoratori».

Priorità ai supporti occupazionali per i dipendenti coinvolti

«Filcams chiede insieme a Fisascat e Uiltucs un tavolo di confronto serio che attivi i supporti occupazionali necessari per garantire il posto di lavoro agli impiegati e per reintrodurli nel mercato del lavoro a procedura finita», scandisce Vendola.
«Ci stiamo organizzando per mobilitarci e far sentire la nostra voce attraverso manifestazioni pubbliche – conlude l’esponente – ma per quanto riguarda i dettagli, preferisco non divulgarli di modo che abbiano il maggior impatto possibile una volta che andranno in porto».

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