A 38 anni dalla strage di Ustica, in cui il DC9 Itavia venne abbatturo causando la morte di 81 persone, si inaugura ‘Attorno al Museo’, la rassegna culturale dell’Associazione Parenti delle Vittime, insiema a MamBo, Teatro Testoni e Cantieri Meticci, che coinvolgerà la città di Bologna nella missione di ricordare, per mezzo dell’arte, quella pagina ancora in via di scrittura della storia italiana.

Molta storia italiana della seconda metà del ‘900 si snoda intorno vicende tragiche di stragi ed uccisioni di innocenti, cui il caso ha portato loro ad essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il 1980 è stato per Bologna non solo l’anno dell’attentato alla stazione centrale, il 2 di agosto: quell’estate e poco più di un mese prima, nella notte del 27 giugno, già la città e l’Italia avevano pianto gli 81 morti del volo DC9 Itavia, passato alla cronaca e alla storia come l’aereo misteriosamente precipitato nei pressi dell’isola Ustica, in Sicilia, mentre volava da Bologna a Palermo.

Nell’anno del 38° anniversario di quella strage, l’Associazione Parenti delle Vittime, con il museo d’arte moderna MAMBo, il Teatro Testoni, i Cantieri Meticci e nell’ambito di Bologna Estate 2018, inaugura il 27 giugno le iniziative culturali di ‘Attorno al Museo’: una serie di sette serate, di cui l’ultima avrà luogo la notte di San Lorenzo, dove ogni espressione artistica – dalla musica, al teatro e dalla grafica alla danza – sarà voce e ricordo di quanto accadde il 27 giugno del 1980.
Saranno incontri tanto più significativi, se si considera che sono stati pensati e progettati con la collaborazione degli studenti di alcune scuole secondarie di secondo grado del quartiere Bolognina – tra cui Sabin, Rosa Luxemburg ed Aldini Valeriani – in cui il Museo per la Memoria di Ustica ha sede.  

Negli anni e per la determinazione dell’Associazione Parenti delle Vittime, molto lavoro è stato fatto dalla magistratura per scoprire la verità sulle cause e le responsabilità del fatto di Ustica. Ad oggi, l’ipotesi che l’aereo sia stato abbattuto per errore nel corso di una battaglia aerea internazionale tra Stati Nato e la Libia è diventata piuttosto una certezza. “La strada che sta prendendo la magistratura è quella di fare rogatorie nei confronti di Paesi amici ed alleati, ossia la Francia e gli Stati Uniti, perché hanno delle dichiarazioni che ritengono responsabili questi paesi dell’abbattimento del DC9 dell’Itavia – racconta Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime – La prima dichiarazione è quella di Cossiga, che tra il 2007 ed il 2008 ammise che furono i Francesi ad abbattere il volo. Da qui seguì la riapertura delle indagini. I magistrati hanno fatto delle rogatorie in Francia, molte risposte non le hanno ottenute, ma qualcuna sì. Sono quelle che hanno permesso di interrogare gli avieri di Solenzara, in Corsica, base francese che nel 1980 vedeva molto bene con i suoi radar quello che avveniva nel Tirreno”.

Da quegli interrogatori sono emersi frammenti di verità fondamentali, secondo Bonfietti, e molto bisogna lavorare affinché la magistratura italiana possa ascoltare anche il marinaio statunitense Brian Sandler, il quale ha dichiarato a più riprese di aver abbattuto dalla sua portaerei Saratoga due aerei libici. Dichiarazioni che fin’ora solo la stampa ha potuto raccogliere. Il problema diventa quindi ‘politico’, come Daria Bonfietti afferma con forza. “Oltre l’impegno della magistratura, ci vuole impegno politico. L’impegno, cioè, del governo del mio Paese che deve andare a chiedere, anzi, ad imporre agli Stati presenti in quella notte nei nostri cieli di dirci la verità inconfessabile che da troppo tempo tengono nascosta. Il problema è la volontà politica di pretendere risposte e dire cosa succede se non ci vengono date”.

Marta Campa

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