Dopo averla spedita in Europa, sabato il governo porterà la legge di Stabilità in Parlamento. Le misure contenute vedono un ulteriore disimpegno delle imprese nel concorrere alla fiscalità generale, secondo il criterio della socializzazione dei costi e la privatizzazione dei guadagni. Il sistema dei bonus, inoltre, va ulteriormente a finanziare i privati, come le scuole e gli asili. Agli altri qualche mancia elettorale in vista del referendum del 4 dicembre. L’analisi di Marta Fana.

Sempre più profitti privati senza alcun vincolo e nuove mance elettorali, in vista del referendum del 4 dicembre. È questa, in estrema sintesi, l’analisi che la giornalista e ricercatrice Marta Fana fa della finanziaria per il 2017 del governo Renzi.
L’esecutivo propone una manovra che taglia ulteriormente la compartecipazione delle imprese alla fiscalità generale, quella che finanzia welfare e servizi, e lo fa, da un lato, attraverso il taglio dell’Irpef e, dall’altro, con il super-ammortamento che prevede un rimborso al 250% per i costi di software e nuovi macchinari. In altre parole, il governo continua sulla strada della socializzazione dei costi e la privatizzazione dei profitti.

Anche sul tema della scuola, in realtà, ci sono regali ai privati, secondo un’interpretazione distorta della sussidiarietà. Il meccanismo che viene riproposto è quello dei bonus, questa volta per gli asili e le scuole dell’infanzia. “Il governo si è scordato dell’annuncio dei mille asili in mille giorni – osserva Fana – e mancando asili pubblici, in larga parte quel bonus andrà agli asili privati”. In aggiunta troviamo altri soldi previsti per le università private, mentre i 500 nuovi docenti assunti con “criteri meritocratici” e di nomina governativa non rispondono minimamente agli interventi di cui avrebbe bisogno il sistema di istruzione italiano.

Altri bonus vengono previsti per chi assume neo-diplomati e neo-laureati. Misure che hanno già rivelato tutta la loro inefficacia e, a dimostrarlo, sono i dati dell’Inps che continuano a testimoniare come, una volta finiti gli incentivi e gli sgravi del governo, le aziende smettano di assumere o addirittura licenziano. Grandi assenti dalla manovra, invece, sono gli interventi strutturali che puntino a risolvere il problema della povertà e il disagio che colpisce soprattutto i più giovani.
“Se guardiamo al pacchetto pensioni – osserva Fana – con un aumento della quattordicesima per chi già la percepisce e l’allargamento della platea dei beneficiari, da un lato è positivo, ma se si guarda sia l’entità, sia i meccanismi attraverso cui avviene, l’efficacia viene meno”.

Gli interventi-spot contenuti nella manovra sembrano quindi rappresentare una mancia elettorale in vista del referendum del 4 dicembre, all’interno di una manovra che continua ad essere di austerity, dal momento che il rapporto deficit-pil rimane intorno al 2%.
Sul versante delle coperture, il governo punta sull’ennesimo condono con la “voluntary disclosure” e sull’abbattimento del fondo per la sanità.

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