Fu la morte della prima moglie, Linda, per cancro, nell’aprile del 1998, a fornire ulteriore stimolo per cominciare a dare forma concreta ad “Ecce Cor Meum / Behold My Heart”, oratorio in 5 sezioni (“Spiritus”, “Gratia”, “Interlude (Lament)”, “Musica”, “Ecce Cor Meum”), per soprano, coro misto, doppio coro di voci bianche, organo ed orchestra, di Paul McCartney, altra sua incursione colta dopo il “Liverpool Oratorio” e “Standing Stone”, in seno alla solida tradizione corale di stampo anglosassone.

Il lavoro gli venne inizialmente commissionato, proprio in quell’anno, da Anthony Smith, rettore dal ’98 al 2005, del Magdalen College di Oxford. Desiderava un pezzo che siglasse la prevista apertura d’una nuova sala da concerto all’interno dello stesso collegio. Il suo auspicio era per una composizione corale che potesse essere cantata anche dai giovani di tutto il mondo, qualcosa d’equivalente al “Messia” di Haendel.

Con grande sorpresa del diretto interessato, si rivolse a McCartney, al quale l’idea del titolo venne quando prese parte ad un concerto di musiche di John Tavener, nella chiesa di Sant’Ignazio da Loyola a New York, osservando una scritta sotto la statua d’un crocifisso che, per l’appunto, recitava “Ecce Cor Meum”, tanto più avendo studiato un poco di latino a scuola, verso il quale aveva sempre nutrito una certa passione (il testo cantato è però in inglese). “Ecce Cor Meum” sta per “ecco il mio cuore”, ma per McCartney significa anche, “Lasciami esprimere il mio pensiero”.

Perciò per l’autore, questo lavoro ambizioso assume il significato d’una confessione spirituale più che religiosa, anche perchè non si sente propriamente a suo agio in una religione fatta d’ira, punizione e peccato originale. La sezione centrale, “Interlude (Lament)”, sorta d’elegia pastorale per oboe, archi e coro senza parole, ovvero la terza, costituisce senza alcun dubbio l’apice emotivo di questa musica, essendo stata creata proprio sull’onda emotiva dovuta al decesso della prima moglie.

Una prima versione venne eseguita nel 2001 alla cappella del Magdalen College ed anche allo Sheldonian Theatre, sempre ad Oxford. Per la stesura della parte strumentale, l’autore si servì d’un sintetizzatore, la qual cosa creò non pochi problemi quando si trattò di trasferirla agli strumenti reali, così come le parti affidate al coro di voci bianche necessitarono d’aggiustamenti nel corso delle prove. Ecco quindi la necessità, a questo punto, d’avvalersi dell’apporto d’un valido collaboratore, ovvero il compositore e sassofonista John Harle, col quale si era già rapportato precedentemente per “Standing Stone”, arrivando così alla versione definitiva di questo oratorio, approdata nel 2006 al disco, oggetto della trasmissione di giovedì 25 febbraio, in onda a mezzanotte. Effettivamente, a parte alcune lezioni di pianoforte quand’era bambino, il musicista non aveva regolari studi musicali alle spalle.

In verità, la tanto annunciata nuova sala da concerto, verrà costruita ed inaugurata parecchio tempo dopo la prima assoluta e successivamente alla fine del mandato dell’allora rettore del collegio, ma, nonostante ciò, lo stesso Anthony Smith non se ne è mostrato affatto pentito, anzi, al contrario, riguardo alla commissione musicale da lui a suo tempo attribuita a McCartney, ritenendola probabilmente la più importante decisione presa nel corso del suo incarico, foriera, a suo dire, di stimolare la creazione d’ulteriori nuovi lavori dello stesso genere, sia da parte di McCartney che di altri compositori.

Questa musica toccante e sincera, verrà trasmessa nella registrazione effettuata allo Studio n.1 di Abbey Road a Londra (eccettuato l’organo, ripreso alla Torre di Londra, per poi essere successivamente sovrainciso), per la Emi Classics, dalla soprano Kate Royal, dal coro London Voices diretto da Terry Edwards, dai cori di voci bianche del Magdalen College di Oxford e del King’s College di Cambridge, con Ben Parry come maestro dei cori, Colin Carey all’organo, mentre l’orchestra Academy of Saint Martin in the Fields (con David Theodore all’oboe e Mark Law al trombino) è diretta da Gavin Greenaway.

“Un tocco di classico” va in onda ogni giovedì alle ore 24, in streaming ed in fm 103.1 mhz.

—- Gabriele Evangelista —- 

Articolo precedenteGLAMORAMA – puntata del 18 Febbraio 2021 – Indie Rock
Articolo successivoCongo Kinshasa, Paese depredato da potenze straniere e vessato da malattie