Ispirata dal dramma “Goetz von Berlichingen” (1771-73) di Goethe (a sua volta tratto dalla reale biografia di questo cavaliere teutonico, vissuto nel 16° secolo), la sinfonia n.2 in mi min. (1930-31) di Havergal Brian (1876-1972), longevo compositore britannico (uno dei non pochi pazzoidi, visionari, sottostimati ed inclassificabili musicisti che costellano il secolo scorso, con uno stile perennemente in bilico fra tardoromanticismo ed estrema modernità), è un lavoro esteriormente ortodosso, nella sua classica suddivisione in 4 movimenti, ma, per dirla con le parole del suo autore, “assai poco ortodosso al suo interno”.

Facente seguito all’ipertrofica, fluviale, ciclopica, mastodontica, massiva, spettacolare, “eccessiva”, vero brano da Guinness dei Primati ed autentico tour de force per gli esecutori, ossia la sinfonia “Gotica” composta fra il ’19 ed il ’27 (la composizione che l’ha reso più leggendario, dandogli una sia pur relativa celebrità, pure questa ispirata da Goethe, nella fattispecie il “Faust”), il compositore inizialmente si schermì definendo la seconda sinfonia come la sua “piccola sinfonia”. Certo che, rispetto ad un precedente così colossale, con un minutaggio complessivo che è all’incirca meno della metà rispetto alla prima, pur rimanendo abbastanza cospicuo in assoluto, ciò nondimeno anche in questo caso viene utilizzato un organico orchestrale ben al di sopra della norma, comprendente, tra gli altri, 16 corni, 3 gruppi di timpani, 2 pianoforti ed organo.

Rimarchevole esempio di sinfonismo post-mahleriano e straussiano, ma con singolari anticipi dell’ultimo Shostakovich in certi desolati passaggi dell’ultimo movimento, soprattutto negli assoli raggelati del clarinetto, è una musica oscura, non immediata, ma che guadagna sensibilmente da ripetuti ascolti. Nei suoi 4 movimenti sono condensate la vita e le gesta del nobile cavaliere: nel primo il suo carattere risoluto, nel secondo la sua devozione domestica e l’amore per i suoi figli, nel terzo l’odore della battaglia, e nel quarto la sua morte (con echi della wagneriana marcia funebre di Sigfrido). Nel ’72, il musicista, dopo la morte della sua adorata figlia più giovane, Elfreda, evento che lo provò parecchio, le dedicherà, a distanza di quasi un quarantennio dalla sua composizione, proprio questa sinfonia, sì da dover ritenere che potesse essere finalmente eseguita in pubblico in prima assoluta, in sua memoria. In realtà, questa prima avvenne il 19 maggio ’73, ben dopo che pure lo stesso Brian era già deceduto il 28 novembre dell’anno precedente.

Vi è da notare che, nel caso di questo bizzarro artista, stante le enormi difficoltà tecnico-logistiche ed interpretative per allestire le sue opere, oltre alla sottovalutazione generalizzata nei confronti della sua figura, la maggior parte delle sue musiche sono state eseguite a posteriori o, nella migliore delle ipotesi, a svariati decenni dalla loro gestazione (ed il più delle volte da formazioni amatoriali e/o giovanili) e ancora adesso, nonostante una cospicua messe di realizzazioni discografiche a partire dagli anni ’70 in poi generalmente di livello più che buono, siamo purtuttavia ben lontani da una sua piena rivalutazione, soprattutto fuori dall’area anglosassone.

Questa seconda sinfonia, oggetto della puntata del 10 febbraio, preceduta dalla brevissima ed estrosa “Festival Fanfare” del ’67 per ottoni (fra gli ultimi lavori di Brian), viene proposta nell’incisione realizzata nel maggio ’96 al Mosfilm Studio, dall’Orchestra Sinfonica di Mosca, diretta da Tony Rowe, prodotta con l’avallo della Havergal Brian Society e della Rex Foundation, uscita nel ’98 per la Marco Polo e ristampata nel 2007 dalla Naxos Records.

“Un tocco di classico” va in onda ogni giovedì alle ore 24, su Radio Città Fujiko, in streaming ed in fm 103.1 mhz.

—- Gabriele Evangelista —- 

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