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È stata inaugurata sabato 17 marzo al Palazzo Diamanti di Ferrara la mostra Sorolla. Giardini di luce, che per la prima volta presenta in Italia l’opera di Joaquin Sorolla (1863-1923), straordinario interprete della pittura spagnola tra Ottocento e Novecento.

L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 17 giugno, è dedicata in particolare alla produzione della maturità di Sorolla, una delle personalità artistiche più affascinanti del panorama artistico spagnolo, protagonista della Belle Époque, celebrato ritrattista accanto a Sargent e Boldini. Dopo aver partecipato nel 1900 all’Esposizione Universale di Parigi dove ha vinto il Grand Prix, l’artista è all’apice della notorietà e inizia a creare, soltanto per se stesso, opere di sorprendente modernità. Tema privilegiato il giardino, principale motivo ispiratore di una poetica dell’intimità e del silenzio che porta alla nascita di un lessico raffinato di grande fascino in cui la luce ha un ruolo fondamentale.

Ad aprire la mostra è un’importante serie di ritratti del 1906-1907 in cui la famiglia del pittore è ritratta nella cornice di giardini con fontane: le figure si fondono nell’atmosfera sfavillante di pennellate di colore puro in un gioco di corrispondenze tra il soggetto e il paesaggio. Le sezioni successive sono dedicate alla terra, all’acqua, ai giardini e ai tipi andalusi: la scoperta dell’Andalusia, dove il pittore soggiorna ripetutamente tra il 1908 e il 1918 è di fondamentale importanza nell’evoluzione del suo percorso artistico. La Sierra Nevada offre materia per visioni liriche e cristalline e l’incontro con quella cultura millenaria ispira interpretazioni lontane dagli stereotipi del folklore. È tuttavia nei patii e nei giardini islamici dell’Alhambra di Granada e dell’Alcazar di Siviglia, che Sorolla matura il suo progressivo passaggio dal naturalismo alla ricezione di risonanze simboliste. Il messaggio della civiltà ispano musulmana trova così una personale reinterpretazione in composizioni da cui è bandita la presenza umana mentre il pennello si sofferma sui riflessi d’acqua, specchio della natura come dell’anima, e sulla luce che sembra dissolvere le geometrie architettoniche. Punto d’arrivo di quella metamorfosi e tappa conclusiva della mostra è la creazione del “giardino d’artista”, concepito dallo stesso pittore per la nuova casa-studio di Madrid come un angolo di segreta bellezza con una passione che ricorda quella di Monet per il suo stagno di ninfee a Giverny.

L’opera conclusiva Giardino di casa Sorolla diventa, in questa chiave, l’esito estremo dello straordinario talento luministico del pittore valenciano e una poltrona vuota ci invita a calarci in questo paradiso segreto e a lasciarci trasportare dalla sua sublimata poesia.

Federica Pezzoli ha intervistato la direttrice della mostra Maria Luisa Pacelli