«Lo rifarei. E se la colpa è di essere antifascista, lo sono da tempo». Così il deputato bolognese del Pd Andrea De Maria commenta, ai nostri microfoni, la sospensione fino a cinque giorni che lui e altri 31 colleghi dell’opposizione hanno ricevuto dall’ufficio di presidenza della Camera per aver ostacolato un’iniziativa neofascista.

Impedirono l’evento neofascista sulla remigrazione alla Camera: 32 parlamentari sospesi

I fatti risalgono allo scorso 30 gennaio, quando nella sala stampa di Montecitorio avrebbe dovuto svolgersi una conferenza di presentazione di una proposta di legge sulla remigrazione, cavallo di battaglia della destra neofascista. Tra i relatori avrebbero dovuto esserci anche esponenti di Casa Pound, la forza politica che il Tribunale di Bari nel febbraio scorso ha riconosciuto essere neofascista, quindi in violazione della legge Scelba.
Un’ora prima dell’evento, però, i parlamentari di diversi partiti, come Pd, M5s e Avs, hanno occupato pacificamente la sala stampa. Allora il presidente della Camera decise di annullare la presentazione.

Settimane dopo i parlamentari protagonisti della protesta sono stati auditi dall’ufficio di presidenza, che poi ha votato a maggioranza la sospensione a quattro o cinque giorni dalle sedute del Parlamento per 32 parlamentari.
Le punizioni sono state calibrate in base al ruolo svolto durante la contestazione. Ventidue parlamentari hanno ricevuto una sospensione di cinque giorni con relativa interdizione dai lavori. Secondo la ricostruzione ufficiale, costoro avrebbero materialmente impedito l’avvio della conferenza sedendosi ai banchi degli oratori. Tra i nomi figurano esponenti di peso del Partito Democratico come Cuperlo, Boldrini e Orfini, rappresentanti del Movimento 5 Stelle come Silvestri e Ricciardi, e i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Bonelli e Fratoianni. Altri dieci deputati sono stati invece fermati per quattro giorni con l’accusa di aver occupato i posti in sala per saturare lo spazio e rendere impossibile lo svolgimento dell’iniziativa.

Lungi dal mostrare pentimento, i deputati sanzionati hanno reagito con una rivendicazione orgogliosa del proprio operato, trasformando il provvedimento disciplinare in una medaglia al valore antifascista. Nicola Fratoianni ha dichiarato apertamente di non considerare la sanzione una macchia, sottolineando come, in assenza di uno scioglimento formale delle organizzazioni neofasciste da parte del governo, sia dovere del Parlamento impedire che certe ideologie trovino spazio nel cuore delle istituzioni. Sulla stessa linea si è espresso Gianni Cuperlo, il quale, pur sottolineando con ironia come si tratti della sua prima sospensione in assoluto, si è detto sereno e pronto a ripetere il gesto per onorare le radici democratiche della Repubblica.

Il clima politico resta infuocato, con i gruppi parlamentari che denunciano una deriva giudicata pericolosa per la tenuta democratica. Il Movimento 5 Stelle ha definito le sanzioni irricevibili, mettendo in risalto il contrasto tra la severità usata contro chi ha protestato leggendo la Costituzione e la condotta più morbida tenuta in altre occasioni verso membri del governo. Anche il Partito Democratico ha parlato di una pagina buia per Montecitorio, accusando la maggioranza di voler colpire chi difende la dignità delle istituzioni attraverso la non violenza, mentre si garantiscono scudi e tutele a chi quelle stesse istituzioni le metterebbe in imbarazzo. Per le opposizioni, l’intera vicenda rappresenta un paradosso politico in cui chi difende i valori della Costituzione e dell’antifascismo finisce sul banco degli imputati.

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