Freddo in inverno, caldo in estate. È questa ormai la proverbiale norma nelle scuole italiane, dovuta essenzialmente a edifici e impianti vecchi. Ma negli ultimi anni emerge con forza un tema che trasforma il problema in serio pericolo per la salute stessa di bambine e bambini, studentesse e studenti e personale scolastico.
Le due ondate di calore che hanno investito l’Italia quest’anno hanno prodotto situazioni ai limiti della sopravvivenza all’interno delle scuole. E se le scuole dell’obbligo hanno chiuso da qualche settimana, scampando per poco il pericolo, nidi e materne sono rimaste aperte fino ad oggi. Inoltre il problema si ripresenta per i centri estivi, che spesso si svolgono all’interno degli stessi edifici.
In diverse città del Paese negli ultimi giorni si sono registrate scuole roventi, con aule che superavano i 35 gradi, svenimenti e malori e tentativi del personale scolastico di mettere in sicurezza i più piccoli con pochi strumenti a disposizione.
I piani per climatizzare gli istituti scolastici procedono a rilento e spesso interessano solo alcuni locali di giganteschi edifici. Nel frattempo avanza il dibattito per un’estensione del calendario scolastico, allo scopo di sollevare le famiglie dalla cura dei figli per tre lunghissimi mesi, ma senza che i luoghi dove questi trascorrano le proprie giornate siano adeguati alle loro condizioni di benessere.
Scuole roventi, la mappatura e il piano dei Teachers for Future
A livello nazionale, il collettivo di docenti Teachers for Future Italia, attivo dal 2019 sui temi della transizione ecologica nella scuola, ha lanciato la campagna intitolata “Quanto caldo fa nella tua aula?”. Si tratta di un’iniziativa di monitoraggio diffuso volta a raccogliere dati e testimonianze dirette provenienti dagli istituti di tutta la penisola, con l’obiettivo di pubblicare una mappa nazionale che restituisca lo stato dell’arte dell’edilizia scolastica di fronte alla crisi climatica.
Parallelamente, il gruppo ha promosso una petizione sulla piattaforma Change.org per chiedere formalmente al Ministero dell’Istruzione e del Merito, insieme alle Regioni e agli enti locali, l’adozione immediata di un Piano Nazionale per l’Adattamento Climatico delle Scuole Italiane.
Secondo Monica Capo, una delle promotrici della campagna, le temperature che in primavera e all’inizio dell’estate superano frequentemente i trenta gradi all’interno delle classi non rappresentano un semplice disagio temporaneo, ma «un ostacolo concreto al diritto allo studio». La letteratura scientifica e l’esperienza quotidiana dei docenti confermano che il caldo estremo riduce drasticamente la capacità di concentrazione, la memoria e il rendimento, provocando stanchezza e malesseri fisici.

Per uscire da una logica puramente emergenziale, la piattaforma di Teachers for Future Italia individua la necessità di investimenti straordinari destinati alla riqualificazione energetica e termica degli edifici. «Non si può pensare di risolvere la questione installando condizionatori», avverte però Capo.
Tra gli interventi richiesti figurano l’installazione di sistemi di ventilazione e raffrescamento meccanico, la realizzazione di schermature solari, l’integrazione di tetti e pareti verdi, e una pianificazione urbanistica che privilegi le alberature negli spazi esterni. Si sollecita inoltre un utilizzo prioritario dei fondi europei e nazionali per l’edilizia e la definizione di linee guida precise per la gestione delle attività didattiche e degli esami durante le ondate di calore.
ASCOLTA L’INTERVISTA A MONICA CAPO:
La battaglia per la salute nelle scuole: una diffida e due esposti di Sgb contro il Comune di Bologna
Se a livello ministeriale si chiede una programmazione a lungo termine, a livello locale la tensione legata alle condizioni ambientali delle scuole è già sfociata in un aspro scontro giuridico. A Bologna la criticità investe in modo particolare i servizi educativi per la fascia da zero a sei anni, dove il Sindacato Generale di Base ha deciso di passare alle vie legali contro l’Amministrazione comunale. Gli esponenti sindacali hanno depositato due esposti formali, indirizzati rispettivamente all’Ispettorato del Lavoro e all’Azienda Unità Sanitaria Locale, ai quali si aggiunge una diffida legale inviata al Direttore Generale del Comune in qualità di datore di lavoro.
L’azione del sindacato punta il dito contro i vertici politici e gestionali della città, richiamando alle proprie responsabilità il sindaco Matteo Lepore, l’assessore ai Servizi Educativi Daniele Ara e il direttore generale Valerio Montalto.
La denuncia evidenzia come l’inerzia strutturale accumulata negli anni abbia trasformato gli asili nido e le scuole dell’infanzia in ambienti insostenibili durante i picchi di calore, provocando malori tra il personale e i bambini, interruzioni nelle forniture idriche e persino il blocco di alcuni impianti di sicurezza. Le soluzioni temporanee introdotte dall’amministrazione, come i condizionatori portatili comunemente definiti “pinguini”, vengono giudicate dalla sigla sindacale del tutto insufficienti, tardive e talvolta inadeguate a garantire la qualità dell’aria e la stabilità termica dei locali.
Il problema si era presentato negli stessi termini anche nel 2025. Allora gli assessori Ara e Simone Borsari annunciarono un piano di 200mila euro per climatizzare alcune stanze di ciascuna scuola.
Risorse che quest’anno si sono rivelate insufficienti, tant’è che il Comune è corso ai ripari dotando le scuole di 42 pinguini.
Palazzo D’Accursio si è visto dunque costretto a stanziare ulteriori 300mila euro per il nuovo anno. Ara, in un’intervista sul Resto del Carlino, ha lamentato la carenza di fondi statali e la ristrettezza delle risorse economiche del Comune. Eppure nel 2026 sul 2025 il Comune di Bologna ha registrato un avanzo di bilancio di oltre 70 milioni di euro.
Attraverso gli atti formali depositati, i rappresentanti dei lavoratori chiedono un monitoraggio urgente dei parametri microclimatici in tutte le strutture per l’infanzia, verifiche sulla salubrità dell’aria indoor e l’introduzione immediata di misure organizzative straordinarie. Queste ultime prevedono, nei casi più critici, la rimodulazione degli orari del servizio e la sospensione delle attività nelle ore centrali della giornata per tutelare la salute degli operatori e dei minori, in conformità con le normative sulla sicurezza sul lavoro.
Sul piano economico, il sindacato incalza la giunta comunale ricordando la disponibilità di importanti risorse nell’avanzo di bilancio dell’ente. Per Sgb una quota minima pari a circa un milione e mezzo di euro dovrebbe essere stanziata immediatamente per avviare, già durante la prossima pausa estiva, i lavori edilizi necessari all’installazione di impianti di climatizzazione fissi e idonei.
ASCOLTA L’INTERVISTA A MARIELLA ZANASI, RLS DI SGB:







