Il 5 febbraio è ufficialmente scaduto il trattato New Start, firmato da Stati Uniti e Russia nel 2010 e rinnovato nel 2021. I due Paesi detengono, da soli, l’87% delle armi nucleari di tutto il mondo.
Il trattato limitava il numero delle cosiddette testate strategiche e di quelle a lungo raggio, disponendo comunicazioni periodiche e ispezioni sull’utilizzo e l’evoluzione dell’arsenale. Con il suo mancato rinnovo, si può considerare conclusa un’importante stagione di controllo delle armi nucleari che si era aperta negli anni 70 e aveva avuto particolare impulso tra gli anni 80 e 90, in particolare con la stipula del trattato Start I, pochi mesi prima della caduta dell’URSS.
New Start, il trattato sui controlli sul nucleare è scaduto: quali prospettive?
Negli ultimi mesi, Putin aveva ipotizzato di prolungare per un altro anno la validità del trattato, ma l’idea non aveva avuto seguito. Trump si era espresso a favore della stipula di un accordo nuovo e migliore, che andasse a coinvolgere anche la Cina, che però non ha manifestato grande disponibilità a trattare. Stando agli aggiornamenti più recenti, sembrerebbe che Stati Uniti e Russia siano sul punto di stipulare un accordo informale che prevede di continuare a rispettare i limiti del New Start per almeno altri sei mesi. Tuttavia non sono ancora arrivate conferme ufficiali, e in ogni caso questo accordo sarebbe privo di garanzie legali.
La Rete Italiana Pace e Disarmo ha espresso grande preoccupazione per il venir meno di uno dei principali baluardi di controllo delle armi nucleari. «E’ difficile ipotizzare cosa potranno fare Trump e Putin” – ha detto il portavoce dell’associazione, Francesco Vignarca, ai nostri microfoni. Ha aggiunto che sulla questione del nucleare Trump “è ancora più ondivago della sua media, che comunque è una media di non chiarezza molto alta”. Inizialmente si era detto favorevole al rinnovo del trattato, salvo poi cambiare idea e rimarcare l’importanza del coinvolgimento della Cina. O ancora, recentemente ha affermato che le spese degli Stati Uniti per il nucleare sono troppo elevate, ma se si guarda agli effettivi investimenti del Pentagono si riscontra che il budget per le testate è in aumento.
La Rete Pace e Riarmo, dalla sua parte, considera auspicabile un accordo che vada a includere anche la Cina, ma pensa che il punto di partenza fondamentale sia il mantenimento delle garanzie attuali. E’ quindi fondamentale che Stati Uniti e Russia si mettano d’accordo, fosse anche solo in maniera informale, per continuare a rispettare i limiti e le regole imposti dal New Start. Vignarca ha messo in evidenza che l’aspetto più importante del trattato è proprio la previsione di un sistema di controllo reciproco, a suo avviso ancora più cruciale del limite sul numero di testate che le potenze possono detenere. Questo stesso sistema di controllo, tuttavia, era già venuto meno da anni, con la sospensione delle comunicazioni e delle ispezioni a partire dalla pandemia e dall’invasione russa dell’Ucraina.
La tendenza delle due potenze, tuttavia, è proprio quella a “distruggere questi baluardi di controllo”. Erano stati proprio Trump e Putin, nel 2019, a far dissolvere un altro importante accordo sul nucleare, l’INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), stipulato nel 1987 con il principale fine di proteggere l’Europa dalla minaccia dei cosiddetti “euromissili” (appunto, testate a medio raggio installate sul territorio europeo).
Ma il problema, secondo Vignarca, è più ampio, andando ad interessare non solo i trattati bilaterali tra Stati Uniti e Russia, bensì anche quelli multilaterali. Il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, entrato in vigore nel 1970 e sottoscritto da 190 stati (inclusi Russia e Stati Uniti) sta a sua volta attraversando un momento di crisi. E’ da più di quindici anni che i Paesi del Trattato non riescono a fare una dichiarazione congiunta, e l’anno scorso è avvenuta l’ennesima conferenza di revisione del Trattato che si è conclusa in un nulla di fatto.
“La carta che noi mettiamo sul tavolo” ha aggiunto Vignarca “è quella del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari”. Quest’ultimo è entrato in vigore nel gennaio del 2021, dopo essere stato ratificato da 93 Paesi, e, a differenza del Trattato di Non Proliferazione, prevede per i Paesi aderenti un obbligo a non detenere alcun tipo di arma nucleare. I Paesi che vi hanno aderito sono numerosi, ma non includono nessuna delle potenze nucleari e nessuno dei Paesi della Nato. Tuttavia, secondo Vignarca, la rilevanza dell’accordo sta proprio nell’aver dato vita ad uno strumento che consente di eliminare completamente la minaccia nucleare. “C’è una norma che lo consente” – ha concluso – “e se un paese non vuole firmare è una scelta puramente politica”.
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