Il Comune di Bologna ha già chiarito la natura e i termini del patto di collaborazione con l’Università Johns Hopkins per la rigenerazione del giardino San Leonardo, un giardino pubblico in zona universitaria frequentato da studentesse e studenti e residenti della zona. Ma il comitato di frequentatori che è sorto una volta appreso il progetto sembra non fidarsi dell’assessore comunale all’Urbanistica Raffaele Laudani e teme che il patto di collaborazione faccia da apripista alla privatizzazione dello spazio.
Per questa ragione ha cominciato a raccogliere le firme e ha tenuto una conferenza stampa per spiegare le ragioni della propria contrarietà al progetto.
Giardino San Leonardo, il progetto di rigenerazione con l’Università Johns Hopkins
Il Comune di Bologna ha affermato che il patto di collaborazione con l’Università Johns Hopkins durerà solo per la durata dell’intervento di rigenerazione e, al termine dei lavori, la gestione tornerà ai soggetti che già se ne occupavano in questi anni.
Nello specifico, spiega Palazzo D’Accursio, il progetto prevede l’aumento dei percorsi di accesso e la visibilità dall’esterno, il rinnovo di tavoli e panchine a disposizione degli studenti e dei residenti per le attività di studio e socializzazione che, la posa di una pedana in legno a disposizione delle attività estive di quartiere e associazioni, e l’aumento dell’illuminazione pubblica.
L’intervento comporterà anche l’abbattimento di tre allori con l’impianto di sei alberi e la trasformazione di asfalti e superfici pavimentate in superfici drenanti.
Per ciò che concerne l’interesse dell’università privata, ci sarà l’apertura di un affaccio del suo bar che secondo il Comune rappresenterà «un presidio in più per il giardino, ma non inibirà l’uso del giardino in alcun modo». La gestione del bar stesso è affidata ad un soggetto esterno.
«Non sarà obbligatorio consumare alcunché, ed ognuno potrà liberamente fruire del parco, esattamente come oggi», insiste Palazzo D’Accursio.
Il comitato: «Prima abbandono strumentale e ora privatizzazione strisciante»
Radicalmente diversa la lettura che l’assemblea che si è formata in difesa del Giardino San Leonardo dà del patto di collaborazione con l’Università Johns Hopkins e del relativo progetto di rigenerazione.
Per gli attivisti il progetto è una «privatizzazione strisciante», che arriva dopo anni di «abbandono strumentale» dello spazio. «Per decenni il Comune non ha investito un euro su questo giardino», sottolinea Valeria del comitato, secondo cui lo spazio è stato lasciato a se stesso proprio per favorire il progetto attuale.
I punti critici evidenziati dagli attivisti, cioè quelli che fanno temere lo snaturamento della funzione pubblica del giardino, sono diversi. Innanzitutto l’apertura dell’affaccio dell’università con la caffetteria, che in futuro potrebbe trasformarsi nell’ingresso principale della Johns Hopkins. Per l’affaccio sarà necessario abbattere alcune piante, tra cui il melograno dedicato alla memoria di Giorgio Celli e alcuni allori, che qualcuno ha definito “arbusti”, ma che raggiungono anche gli otto metri di altezza.
Quello che i detrattori del progetto sottolineano è che quelle non saranno le uniche piante sacrificate. «Il progetto prevede l’abbassamento del giardino al livello della strada e la rimozione delle mura perimetrali – osserva Valeria – Temiamo che quindi vengano rimosse tutte le piante sulle mura perimetrali».

Studenti e residenti lamentano anche che nel progetto non è prevista un’area giochi per i più piccoli, che pure frequentano il giardino perché è l’unico spazio verde nella zona.
«Abbiamo censito le piante e i fiori presenti e c’è una biodiversità considerevole che non può essere sostituita – continua l’attivista – Oggi l’Amministrazione si fregia dei rifugi climatici, e questo è già un rifugio climatico che funziona, e investe sugli alberelli in vaso quando ha già uno spazio che è lasciato all’abbandono».
Il comitato, quindi, chiede il ritiro immediato del progetto e un investimento pubblico per la manutenzione dello spazio.
La questione del Giardino San Leonardo ha fatto breccia nelle cronache cittadine poche settimane fa, quando il comitato denunciò che nel patto di collaborazione era prevista anche la realizzazione di un ristorante multietnico. La notizia fu smentita dall’Amministrazione, che sottolineò che quella era solo una proposta mai recepita.
«Eppure è scritta su documenti comunali che noi abbiamo scaricato prima che venisse pubblicata una versione 2.0 del patto di collaborazione – sottolinea Valeria – Quando abbiamo convocato questa conferenza stampa, anche la nuova versione del patto di collaborazione non è più raggiungibile online». In effetti i documenti del patto di collaborazione che fino a pochi giorni fa erano disponibili all’indirizzo https://dru.iperbole.bologna.it/pianificazione-governo-territorio/procedimento-unico-art-53-johns-hopkins-university ad oggi non è più raggiungibile.
Non si tratta però di una cancellazione, il progetto risulta invece disponibile (a questo link) nella sezione del sito che ospita le proposte, non i progetti già approvati.
ASCOLTA L’INTERVISTA A VALERIA:







