Rifondazione col campo largo? La posizione espressa ai nostri microfoni dal segretario Maurizio Acerbo sull’orientamento del partito per le prossime elezioni politiche sta producendo molto dibattito interno.
Forse era inevitabile visto il carattere clamoroso della scelta, approvata di stretta misura allo scorso comitato politico nazionale del partito (89 a 80 con 8 assenti) e viste le critiche che, tanto a livello nazionale quanto a livello locale, molti esponenti di Rifondazione riservano alle politiche e alla linea del Pd.

Se lo stesso Acerbo aveva precisato che un’alleanza nazionale avrebbe il preciso scopo di battere la destra e impedire un bis di Meloni, ma a livello locale ciascun territorio avrebbe deciso in autonomia sulla base della situazione, dagli stessi territori però sottolineano sia i passaggi democratici necessari per ufficializzare la linea del partito, sia i nodi e le contraddizioni del centrosinistra da chiarire prima di compiere quella scelta.

Rifondazione col campo largo? «Un dibattito aperto»

Ai nostri microfoni il segretario di Rifondazione Comunista di Bologna, Riccardo Gandini, sottolinea che nel capoluogo emiliano il partito si presenterà in alternativa al centrosinistra. Sta già accadendo a Imola, ma accadrà anche sotto le Due Torri, perché «il modello del Pd non è un modello da seguire».
Il riferimento è soprattutto al carovita e alle politiche favorite anche dall’Amministrazione bolognese che stanno mettendo in difficoltà le fasce più deboli della popolazione, arrivando ad espellerle dalla città stessa. Ma è anche alle politiche urbanistiche, che vedono Rifondazione schierarsi al fianco dei numerosi comitati che si oppongono a progetti che producono devastazione ambientale.

Se a livello locale, dunque, la strada di Rifondazione è segnata e non incrocia il centrosinistra, Gandini però precisa anche le questioni nazionali che occorre dirimere prima di scegliere di andare verso un’alleanza.
«Non si può fare alcun accordo se non vi è l’altra parte disponibile – sottolinea il segretario bolognese – ma bisogna affrontare le diecimila contraddizioni che ci sono».
Una di queste riguarda la posizione nei confronti delle sanzioni a Russia e Iran, ma anche dell’aggressione a Venezuela e Cuba. Rifondazione è schierata contro le sanzioni e per il sostegno ai popoli aggrediti, mentre la linea del centrosinistra è assai più ambigua.
Stesso discorso vale per la guerra e il bellicismo.

Dunque per Gandini il dibattito su cosa fare alle politiche nazionali è ancora molto aperto, ma soprattutto occorre anche interrogarsi su cosa succederà dopo le elezioni, sia che vinca il centrosinistra sia che vinca la destra. «Questo Paese è stato devastato anche da logiche e tattiche che non vedevano al di là del proprio naso – conclude il segretario bolognese – Mancano prospettive di lungo termine, non ce l’ha più il centronistra, non ce l’ha il centrodestra, ma anche presso di noi. Va costruita partendo dai fatti».

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