Dopo il voto unanime nel piccolo Comune di San Giorgio di Piano, dal nostro territorio arriva un’altra voce critica nei confronti dell’aumento delle spese militari dell’Italia. È quella di Raffaele Donini, assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna, che ieri ha espresso la sua posizione in un post intitolato “Riarmiamo la sanità“.
In particolare, Donini lamenta le difficoltà che la sanità pubblica sta incontrando dopo la batosta del Covid e chiede che ad essa venga data la priorità nello stanziamento di risorse.

La sanità pubblica prima delle spese militari: la posizione di Donini

«”Riarmiamo” la sanità per la salute dei cittadini», è l’incipit del post di Donini che, dopo aver auspicato che «guerra drammatica possa finire il più presto possibile», entra sul tema dell’aumento delle spese militari.
«Stando però alle prime stime del ministero della Difesa – scrive l’assessore – l’aumento delle spese militari al 2% del Pil significherebbe passare dagli attuali 25,8 miliardi di euro all’anno (68 milioni al giorno) a circa 38 miliardi all’anno (104 milioni al giorno)!!». Nel frattempo, però, la sanità pubblica e universalistica del nostro Paese fatica in tutte le Regioni a far tornare i conti.

L’assessore ricorda che mancano 4 miliardi di euro di rimborsi per le spese Covid sostenute dai sistemi sanitari regionali e, accanto a questa criticità, mancano medici e infermieri negli ospedali e medici di medicina generale sul territorio.
Per questa ragione, continua Donini, «La salute dei cittadini deve essere un impegno politico prioritario per un grande Paese come l’Italia, prima delle armi».
Ancor di più perché il Fondo Nazionale Sanitario, seppur aumentato in questi anni, «risulta essere ancora palesemente inadeguato rispetto al fabbisogno reale».

«Nel 2021 il bilancio sanitario della Regione Emilia-Romagna ha chiuso in pareggio, ma perché abbiamo messo 400 milioni di euro di tasca nostra – dettagli ai nostri microfoni Donini – Io credo che un minuto prima di stanziare nuove risorse per le spese militari debba essere stanziato quanto chiedono le Regioni per la sanità. Ricordo che nel 2020, nelle fasi più drammatiche della pandemia, fu promesso che la spesa sanitaria non sarebbe diminuita. Occorre non solo ripianare quei 4 miliardi di spesa, ma mantenere quegli stanziamenti visto che nel 2020 la spesa sanitaria in rapporto al pil era del 7,4%, mentre secondo le previsioni nel 2024 sarà più bassa di quella del 2019».

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