La protesta dei facchini ha coinvolto diverse realtà piacentine e della zona. Intanto dopo l’eco che ha avuto la protesta nei media sembrano essersi aperti dei varchi per le trattative con i lavoratori.

La storia è lunga. Da quando, a giugno, a seguito di una protesta per l’applicazione del contratto nazionale, le iscrizioni al sindacato Si Cobas sono notevolmente aumentate, le politiche antisindacali dell‘Ikea si sono fatte più dure. L’azienda ha progressivamente ridotto le ore di lavoro, rispetto a quelle fissate dal contratto, dei lavoratori iscritti al sindacato di base.

Nei mesi scorsi uno dei lavoratori ha esortato i suoi colleghi a rallentare i ritmi di lavoro per costringere le cooperative a chiamare quelli che l’azienda lasciava sempre più spesso a casa. La risposta dell’azienda è stata in linea con le politiche sindacali attuate fino ad ora: su ottanta iscritti Si Cobas 12 sono stati messi in esubero.

In risposta a tali provocazioni il fronte dei facchini ha deciso di dare vita alla protesta attraverso il blocco delle entrate e delle uscite e fermare così l’attività del deposito.

La risposta delle forza dell’ordine non si è fatta attendere. Negli ultimi dieci giorni sono stati numerosi i casi di “degenerazione” da parte della polizia, come le definisce Carlo Pallavicini, culminate con gli scontri violenti di venerdì scorso.

Nella mattinata un folto gruppo di facchini e attivisti di diverse realtà si sono dati appuntamento davanti ai cancelli del deposito per l’ennesimo blocco dei cancelli. Significativa la forte presenza di lavoratori di altre cooperative, segno di un forte senso di solidarietà e coesione.

Verso le 10  era stato deciso di aprire un tavolo per le trattative, ma a quel punto, inspiegabilmente a detta dei manifestati, il questore ha ordinato lo sgombero. Manganellate, lacrimogeni, e svariate cariche della polizia si sono susseguite per tutta la giornata.

Il bilancio è stato pesante: cinque facchini refertati in pronto soccorso, ed un altra decina di feriti che per paura in pronto soccorso non ci sono proprio andati.

Nonostante ciò sembra che la situazione si stia muovendo. Infatti le cooperative sono state costrette a ritirare gli esuberi e il tavolo per le trattative è stato aperto. Resta da vedere a cosa porteranno queste trattative. Ma una cosa è certa, afferma Pallavicini: “Se non passa la linea della riassunzione dei dodici facchini torneremo a bloccare tutto”.   

Paolo Antoniazzi