In anticipo di un mese, il Comitato Articolo 33 annuncia di aver superato le 9mila firme necessarie per validare il referendum contro i finanziamenti alle scuole materne private. Grande la partecipazione dei cittadini, nonostante l’opposizione di Pd e centrodestra. Lo speciale di Radio Città Fujiko

Era cominciata il 7 settembre e doveva durare fino al 6 dicembre la raccolta delle firme per validare il referendum proposto dal Comitato Articolo 33 sui finanziamenti comunali alle scuole materne private. I tre mesi stabiliti dal regolamento, però, non sono serviti, perché con più di trenta giorni di anticipo i referendari hanno annunciato di aver ampiamente superato le 10mila firme (novemila quelle necessarie) per validare la consultazione.
 
I veleni e gli insulti. La raccolta delle firme si è svolta in un clima politicamente non facile per il comitato che si batte per la scuola pubblica. Oltre alla scontata opposizione del centrodestra, ha dovuto fare i conti con i veleni lanciati dal Pd e dalla giunta Merola. “Ginnastica ideologica” e “demagogia”: sono solo due degli insulti rivolti all’iniziativa referendaria da parte di amministratori e politici democratici, senza contare gli spauracchi lanciati dai detrattori, come il rischio che 1700 bambini perdano il posto nelle materne o l’ingente costo della consultazione. Argomenti pretestuosi e reazioni scomposte che evidentemente non hanno fatto breccia tra i cittadini bolognesi, che in meno di due mesi hanno affollato i banchetti di Articolo 33, firmando il referendum e spesso lasciando oboli per il sostegno dell’attività del comitato. Al tempo stesso argomenti che, ora che i giochi si fanno seri, sono destinati a riesplodere.
 
Le spaccature sul tema. Il referendum ha diviso sia la maggioranza di Palazzo D’Accursio, con Sel/Verdi e Idv che hanno appoggiato la consultazione abbandonando la linea del Pd, sia il mondo sindacale, con la Fiom convinta sostenitrice conto una Camera del Lavoro disinteressata se non contraria.
Anche se il referendum avrà solo un valore consultivo, le contraddizioni interne alla maggioranza rischiano di raggiungere livelli critici. La lista Sel/Verdi si è già astenuta sulla delibera che dava il via libera alla nuova convenzione coi privati. Se il referendum dovesse passare, impossibile non immaginare un confronto acceso sul tema.
 
L’iter del referendum. Ottenute le firme necessarie, ora dovranno essere verificate dall’ufficio elettorale e, ottenuto il via libera, il quesito deve essere calendarizzato.
Per sottrarsi alle polemiche sul costo della consultazione, conteggiato a spanne dalla Giunta in 500mila euro, il Comitato Articolo 33 ha proposto che il voto per il referendum avvenga contestualmente alle elezioni politiche della prossima primavera. Un accorpamento al momento impossibile a causa dello Statuto del Comune di Bologna, ma che potrebbe essere superato con una piccola modifica votata dal Consiglio comunale. Questo sarà uno dei tanti banchi di prova per la condotta del Partito Democratico che, avendo la maggioranza dei consiglieri, dovrà scegliere se portare avanti la linea dura fin qui adottata o se accettare lo strumento partecipativo e rimettersi alla volontà dei bolognesi.

Il futuro. Cento banchetti e duecento volontari hanno fatto sì che l’obiettivo del comitato venisse raggiunto in soli due mesi. Sulla scia di Bologna adesso anche in altre città iniziano a esserci comitati pronti per ripetere l’esperienza anche a Modena, Parma e Milano. Intanto nella nostra città continuerà la raccolta firme visto che tra gli obiettivi del comitato c’è anche quello dell’informazione e della sensibilizzazione della cittadinanza. Gli organizzatori hanno infatti notato in molti dei nostri concittadini non erano al corrente dei finanziamenti alle scuole private e per questo l’opera dei volontari andrà avanti anche nei prossimi mesi.