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La Commissione Ambiente e Sicurezza alimentare dell’Unione europea ha respinto ieri la proposta della Commissione che lasciava agli Stati la facoltà di rifiutare la commercializzazione di prodotti ogm sul proprio territorio. Un primo campanello d’allarme per la decisione che dovrà prendere il Parlamento europeo in plenaria il 28 ottobre. Greenpeace sottolinea l’errore nella proposta della Commissione e chiede una modifica del sistema di autorizzazione.

Se l’Italia è riuscita a portare a casa un risultato positivo sulla coltivazione degli ogm, arrivando alla cosiddetta “opt-out“, ovvero la possibilità lasciata al singolo Stato membro di vietare la coltivazione sul proprio territorio, ciò che è uscito dalla porta potrebbe però rientrare dalla finestra.
La Commissione Ambiente e Sicurezza alimentare dell’Unione europea ha infatti bocciato ieri la proposta della Commissione in materia di commercializzazione degli ogm. In particolare, la Commissione aveva proposto uno schema simile a quello della coltivazione, che prevedeva l’autorizzazione della commercializzazione dei prodotti ogm, salvo lasciare agli Stati la facoltà di rifiutare. Una proposta che, però, avrebbe creato confusione sui mercati dell’Unione e una gestione e un controllo alquanto difficili.

Il 28 ottobre sarà il Parlamento europeo ad esprimersi in merito, ma Greenpeace sottolinea come serva risolvere il problema alla base, con la modifica del sistema di autorizzazione dei prodotti ogm. “Al momento – osserva Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura sostenibile di Greenpeace – continuano ad essere autorizzati gli ogm anche nel caso in cui la maggioranza dei Paesi membri sia contraria”.
L’esponente dell’associazione ambientalista spiega quella che è la prassi attuale, con l’Autorità per la sicurezza alimentare di Parma che dovrebbe svolgere una valutazione dei rischi indipendente sui nuovi prodotti ogm, ma nei fatti al momento vale semplicemente il dossier che la stessa azienda, interessata a commercializzare i prodotti, fornisce all’Autorità.

La proposta della Commissione europea bocciata ieri, secondo Greenpeace, “non era una proposta seria” e la situazione attuale in cui ci troviamo è una situazione “di non democrazia”, dal momento che se anche la maggioranza degli Stati membri è contraria alla commercializzazione, l’autorizzazione viene data lo stesso.