La vicenda del nuovo stadio di Milano, che porterebbe all’abbattimento del Meazza per la realizzazione di una nuova struttura, torna a far parlare di sè.
Da un lato arriva il via libera legale: il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) di Milano ha respinto tutti e cinque i ricorsi depositati nel corso degli anni da associazioni e comitati di cittadini contro la vendita dell’impianto e delle aree limitrofe da parte del Comune.
Con la bocciatura dei sei ricorsi sollevati nei vari procedimenti, riuniti in un’unica sentenza, il percorso per la cessione dello stadio e della zona circostante sembrerebbe ormai privo di ostacoli formali.

Dall’altro lato, esplode la polemica sulle ricadute sociali ed economiche nel quartiere. Secondo quanto emerso dal Rapporto ambientale della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), i 40 milioni di euro inizialmente promessi a titolo di riqualificazione per l’area popolare di San Siro e della zona Selinunte non saranno più disponibili come risorse aggiuntive. Quegli extra oneri, spiegano i documenti, sono stati riassorbiti dall’aumento dei costi per le opere infrastrutturali — rivelatisi superiori ai contributi concessori — e dagli interventi per le aree a verde da cedere a Palazzo Marino.
Nessuna sparizione di fondi, secondo i tecnici, ma una redistribuzione interna ai costi dell’operazione che ha comunque sollevato indignazione.

Lo stop del Tar ai ricorsi sul nuovo stadio di Milano, i comitati: «La battaglia non è affatto finita»

Nonostante la pronuncia favorevole ai club, i comitati contrari alla demolizione assicurano che la partita rimane aperta. A ribadirlo con fermezza ai nostri microfoni è Luigi Corbani, rappresentante del Comitato Sì Meazza. «Non c’è alcuna battuta d’arresto – afferma Corbani – Era ampiamente prevedibile che il Tar avrebbe respinto i ricorsi per ragioni formali, senza entrare nel merito della questione. Questo non significa affatto che i giudici abbiano giudicato corretta l’operazione nel suo complesso. L’unico aspetto di merito ha riguardato la procedura del Consiglio Comunale, ma dimenticando i diritti dell’opposizione e delle minoranze. La democrazia rappresentativa non può piegarsi alla ‘dittatura della maggioranza’».

Corbani punta il dito sia sull’impatto ecologico che sulla sostenibilità economica dell’opera, definendo la demolizione del Meazza «un’operazione insensata e dalle dimensioni mostruose».
Solo per abbattere lo stadio esistente, infatti, si produrrà una quantità di macerie «pari a sette volte la Torre Eiffel», sottolinea Corbani. L’operazione prevede una spesa di 127 milioni di euro per la demolizione di un impianto perfettamente funzionante, «lo stadio più frequentato d’Europa – aggiunge l’esponente del comitato – per sostituirlo con un catino orizzontale pensato principalmente per ospitare 13.500 posti VIP e Skybox».
Corbani sottolinea anche che in tutta Europa le società ammodernano i propri impianti a spese loro, mentre a Milano si preferisce demolire un patrimonio cittadino per fare spazio a 100mila metri quadrati di edificabilità tra centri commerciali, uffici e hotel.

Il nodo dei 40 milioni “spariti” e il “verde Babilonia”

Dura anche la presa di posizione sul definanziamento dei 40 milioni inizialmente destinati al quartiere. «Manco di quei fondi si potrà usufruire – evidenzia Corbani – Quei 40 milioni sono stati assorbiti dal completamento e dallo spostamento del tunnel Patroclo, un’opera fatta nell’esclusivo interesse del nuovo progetto ma pagata a spese dei cittadini milanesi, togliendo quanto era stato solennemente promesso al rione Selinunte».
Ma l’esponente del comitato denuncia anche un’operazione di green washing: «Rispetto all’impegno di garantire il 50% di verde fruibile, ci si ritrova con soli 50mila metri quadrati a terra e il resto trasformato in ‘verde pensile’ o alberature stradali. Si distrugge un parco esistente come il Parco dei Capitani per spostare il verde sui tetti: è il modello del ‘verde Babilonia’».

Quel che è certo in tutta la vicenda è che, nonostante la pronuncia del Tar, i comitati non hanno alcuna intenzione di fermarsi. «Questa operazione è da qualsiasi punto di vista un imbroglio e un regalo sproporzionato a due fondi d’investimento – sottolinea Corbani – Chi pensa che la sentenza del Tar metta la parola fine a questa vicenda si sbaglia di grosso: non siamo ancora nemmeno ai tempi supplementari e, finché la partita non è chiusa, noi restiamo in campo».

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUIGI CORBANI: