Hotel per ricchi, ma anche una quarantina di immobili: praticamente un intero isolato di Firenze sottratto alla cittadinanza e destinato al turismo di lusso in un’operazione silente che vede protagonista un fondo di investimento del Qatar. È quanto denunciato dal comitato Salviamo Firenze, che da partendo dal progetto “Four Seasons” e attraverso i dati catastali ha voluto andare a fondo della questione, scoprendo le piccole acquisizioni immobiliari che, tassello dopo tassello, stanno trasformando un’intera zona della città.
Il progetto Four Seasons e l’intero isolato per il turismo di lusso a Firenze
Al centro della trasformazione immobiliare denunciata a Firenze si trova il perimetro trapezoidale compreso tra Borgo Pinti, via Giusti, via Gino Capponi e viale Matteotti. Uno spazio di oltre un chilometro con al centro il giardino della Gherardesca che diventa un’autentica cittadella del lusso legata al resort Four Seasons.
Come rilevato dal comitato Salviamo Firenze, le società riconducibili alla proprietà dell’albergo contano oggi 44 beni immobili in città, di cui 43 concentrati proprio all’interno di questo singolo isolato. La concentrazione comprende 33 unità in viale Matteotti, quattro in piazzale Donatello, due in via Gino Capponi e ulteriori proprietà con accessi multipli.
A tirare le fila di questa imponente operazione di accumulazione immobiliare sono le società Cugimi Spa, storica proprietaria del Four Seasons fiorentino, e la correlata Cugimi Matteotti Srl, riconducibili ai fondi d’investimento e ai capitali del Qatar. Il modello finanziario applicato non si limita alla gestione dell’hotel principale, ma punta a un vero e proprio consolidamento territoriale: attraverso l’acquisizione progressiva di beni adiacenti, la proprietà punta ad ampliare l’offerta di servizi esclusivi garantendosi al contempo il controllo strategico dell’intero perimetro urbano.
Un processo di acquisizioni capillari che ha gradualmente rimpiazzato scuole, conventi, uffici professionali e abitazioni con strutture ricettive, bar, ristoranti e uffici privati dell’albergo.
L’espansione è accompagnata da intensi cantieri che stanno interessando diversi punti dell’area. Tra questi figura l’ex convento delle suore di Maria Riparatrice, oltre all’ex liceo Castelnuovo, dove la realizzazione di una piscina sul tetto e di una nuova balaustra in pietra ha sollevato accese contestazioni locali.
Parallelamente, le trasformazioni riguardano anche le aree verdi: gli interventi sul giardino dell’ex convento hanno suscitato polemiche per lo spianamento delle aiuole storiche e il taglio di alberature, spingendo il Comune ad avviare verifiche e l’opposizione consiliare a chiedere maggiore vigilanza sugli interventi nel centro storico.
Dalla documentazione depositata presso gli uffici comunali si evince che i lavori beneficiano delle autorizzazioni necessarie, incluso il parere favorevole della Soprintendenza. Tuttavia, l’operazione va oltre la semplice manutenzione ordinaria: il progetto prevede un completo restyling del parco, con la creazione di nuovi percorsi, barriere acustiche, cisterne ipogee per il recupero idrico con sorveglianza archeologica, aree di manovra per le vetture del resort e una struttura a pergola di grandi dimensioni per l’accoglienza degli ospiti.
«Non c’è il rischio che si prendano l’isolato, già il 70% degli edifici di quell’isolato è di loro proprietà – commenta ai nostri microfoni Massimo Torelli, portavoce del comitato Salviamo Firenze – Quello che stanno facendo è una cittadella blindata del lusso, con ingressi degli alberghi piccoli perché non vogliono che si vedano i ricchi e forse i ricchi non vogliono vedere noi».
L’esponente di Salviamo Firenze descrive anche il meccanismo con cui queste società si accaparrano immobili. Prima entrano in uno stabile e comprano a prezzi altissimi un appartamento, poi un altro, mentre gli ultimi restanti sono costretti ad andarsene perché le spese di condominio diventano altrissime.
Allo stesso modo, gli uffici tecnici dei Comuni appaiono disarmati di fronte ad una pletora di consulenti ed avvocati messi in campo dalle società, ma in ogni caso è la politica che non blocca queste operazioni.
ASCOLTA L’INTERVISTA A MASSIMO TORELLI:







