Sabato 12 settembre Bologna torna a mobilitarsi per avere verità e giustizia per Abderrahim Fakir, l’uomo di origine marocchina morto lo scorso 19 luglio in seguito ad un intervento della polizia, giunta perché il 43enne aveva una crisi psicotica.
In via Zamboni 38 domani si terrà una giornata di solidarietà, discussione e raccoltà fondi che, a partire dalla vicenda di Fakir, ragionerà su temi come antirazzismo, giovani e quartieri.
«Finché non ci sarà completa verità e giustizia per Fakir, noi continueremo a mobilitarci», commenta ai nostri microfoni Alex di Si Cobas.
La giornata per tornare a chiedere verità e giustizia per Fakir
L’iniziativa di sabato 12 settembre, lanciata sotto lo slogan “No Justice No Peace”, vuole mettere a fuoco i punti critici che attraversano la società contemporanea, superando le narrative ufficiali e mettendo al centro le pratiche territoriali.
I lavori si apriranno nella mattinata con una serie di tavoli tematici pensati per approfondire questioni cruciali come l’antirazzismo, la condizione giovanile e le trasformazioni della città. Il dibattito sui diritti e sui confini prende le mosse dall’analisi di un clima politico e sociale sempre più segnato dal ritorno di retoriche escludenti e nazionaliste. L’obiettivo dichiarato è analizzare i meccanismi con cui il ricatto del permesso di soggiorno e la precarietà abitativa finiscono per disciplinare la forza lavoro e deprimere le tutele per l’intera collettività, cercando al contempo risposte concrete che vadano oltre la pura retorica securitaria o le polemiche di facciata.
Ampio spazio sarà riservato anche alla condizione delle nuove generazioni, spesso schiacciate da etichette mediatiche come “maranza” e dispositivi punitivi. L’intento della discussione è ribaltare la narrazione securitaria che criminalizza la gioventù di periferia, evidenziando come dietro la rabbia esplosa nelle piazze vi sia una generazione consapevole e determinata a far sentire la propria voce a fronte di precarietà, crisi climatica e restrizione degli spazi pubblici.
Allo stesso modo, il focus sui quartieri si scaglierà contro la duplice dinamica che vede la periferia militarizzata durante le tensioni sociali e poi svenduta alla speculazione immobiliare. Il confronto punterà a riportare l’attenzione sui problemi materiali reali, quali il caro-vita insostenibile e la carenza di servizi essenziali, per costruire percorsi di auto-organizzazione e inchiesta dal basso.
Dopo il percorso nei tavoli di lavoro, nel pomeriggio le diverse anime della giornata convergeranno in un’assemblea plenaria destinata a sintetizzare le proposte e tracciare le prossime tappe della mobilitazione. La serata si chiuderà con un concerto benefit, il cui ricavato sarà devoluto alla famiglia di Fakir.
L’attivista non vuole commentare gli esiti delle indagini che sono emersi finora. «Aspettiamo la fine», osserva ai nostri microfoni.
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