Sono 273 gli impianti sciistici dismessi e 247 gli edifici abbandonati tra cui hotel, residence e strutture turistiche. E, poiché non c’è una legge che ne imponga la rimozione una volta abbandonati, rimangono come rifiuti ed ecomostri a deturpare la montagna. Questa è la realtà censita dal nuovo rapporto NeveDiversa 2026 di Legambiente, che ogni anno raccoglie dati sullo stato delle montagne italiane e propone soluzioni per un turismo più sostenibile.
I dati del nuovo report
Il Piemonte si riconferma la regione con il maggior numero di impianti sciistici dismessi, seguita dalla Lombardia. «La normativa non prevede il loro smantellamento e nemmeno interventi per rimuovere dei veri e propri ecomostri e i loro rifiuti», spiega ai nostri microfoni Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente. Un dato rilevante riguarda poi i 231 impianti, definiti «casi di accanimento terapeutico» da Legambiente, che sopravvivono grazie a fondi pubblici. Sono sempre più necessarie grandi quantità di energia e che comportano quindi costi più alti per poter ricorrere a neve e laghi artificiali. La crisi climatica ha infatti reso le nevicate sempre più rare negli ultimi anni, con un calo di oltre il 30% della profondità del manto nevoso, come mostrano i dati di Eurac Research.
Una denuncia importante del report riguarda i grandi eventi invernali, tra cui le recenti Olimpiadi di Milano-Cortina. Il bilancio dei Giochi non è positivo: consumo elevato di suolo, costi enormi e dubbi sul futuro delle infrastrutture create appositamente per le gare. Questo è il caso della pista da bob di Cortina, fortemente voluta da Governo e Regione, ma che probabilmente sarà difficile riutilizzare. «Poteva essere utilizzata la pista di Innsbruck o di Saint Moritz» spiega Bonardo.
Un altro problema dei grandi eventi è la gentrificazione, ovvero l’aumento esponenziale di prezzi causato dal turismo di massa che rende inaccessibili città come Cortina. «Ѐ impossibile per una persona con un normale stipendio vivere o affittare una casa a Cortina» e ciò azzera le relazioni e il senso di comunità tra le persone.
Il rapporto parla anche di «Luna Park della montagna», riferendosi a quelle attrazioni ludiche di intrattenimento i cui impatti non sempre sono sostenibili per la montagna, che diventa una fabbrica del divertimento. Sono strutture realizzate artificialmente laddove manca la neve, con abbondante plastica e che non hanno «alcun radicamento nella cultura, nella storia o nella morfologia dei luoghi».
Legambiente chiede che la crisi climatica sia affrontata dal Governo come una priorità e invita ad un ripensamento dell’offerta turistica, che sia meno dipendente dalla neve e più attenta alle fragilità dei territori.
Nel “Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana” vengono quindi raccolte in 10 punti le proposte dall’associazione per un modello di turismo montano diversificato, imposto dai limiti del cambiamento climatico, e con al centro le comunità locali. Bonardo sottolinea la necessità di un «percorso di transizione ecologica che non sia fatto di piccoli rattoppi, ma che sia un modello di sviluppo con uno sguardo ampio e utile alla montagna».
ASCOLTA L’INTERVISTA A VANDA BONARDO:







