Con il concerto-documentario “Isola e sogna”, in scena giovedì al Cassero, si conclude la rassegna che indaga il potere e le donne. Sul palco il lavoro di AtelierSì incentrato sulla figura di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa che ha modificato il linguaggio sull’immigrazione.

Migranti e non più clandestini, accoglienza e non più sbarchi. Sembrano piccoli cambiamenti lessicali quelli introdotti da Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, l’isola divenuta il simbolo del confine dell’Europa. Eppure, attraverso il linguaggio, si può aprire la strada ad un’alternativa politica in un tema spinoso come quello dell’immigrazione.
È proprio sulla figura di Giusi Nicolini che sarà incentrato lo spettacolo conclusivo della rassegna “La Città delle Dame“. Sul palco del Cassero, giovedì 30 luglio, salirà la compagnia AtelierSì, che proporrà “Isola e sogna“, un concerto-documentario.

Attraverso un’analisi dei discorsi pubblici e delle interviste rilasciate dal sindaco di Lampedusa e quelle raccolte in modo documentale da Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi nell’isola siciliana, si darà vita ad un concerto che, per la parte musicale, vede la firma di Vittoria Burattini (batterista dei Massimo Volume), Mauro Sommavilla e Vincenzo Scorza.
Un ritratto con luci e ombre attorno alla figura di Nicolini, impegnata ad affrontare un tema così grande e a dover fronteggiare il binomio “accoglienza e sicurezza” messo in campo dalle istituzioni quando si parla di immigrazione.

Dal maggio 2012 Nicolini è stata eletta sindaco di Lampedusa e Linosa, un piccolo ecosistema, situato in una delle posizioni più particolari del pianeta. Storica esponente di Legambiente, candidata a capo di una lista civica ora fortemente impegnata nel dare visibilità nazionale ed europea alle vicissitudini lampedusiane, è il primo sindaco donna dell’isola e ciò stimola pensieri sull’esercizio del potere e lascia spazio per immaginare il consolidarsi di una posizione critica e propositiva.

“Siamo contenti di concludere la rassegna con questo evento – spiega Vincenzo Branà, presidente del Cassero – e in questo modo proviamo a dare uno spunto anche per Bologna, dove nessuna donna è mai stata sindaco della città”. Branà spiega che non si tratta di una questione di quote rosa, ma che l’approccio di genere può portare anche ad un cambiamento delle politiche e rappresentare uno strumento attraverso il quale progettare il futuro della città.