Si chiama “CleverRiver” ed è un sistema sviluppato dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Il suo scopo è quello di prevedere con anticipo le piene dei fiumi, che la crisi climatica ha reso una delle minacce più grandi alle popolazioni.
L’Emilia-Romagna e la Toscana, negli ultimi anni, hanno sperimentato il mutamento delle precipitazioni, con piogge sempre più intense e torrentizie cadute in poche ore. Le conseguenze sono spesso state drammatiche, con alluvioni e allagamenti che hanno prodotto danni e vittime.
CleverRiver, la piattaforma che usa i dati e l’AI per prevedere le piene dei fiumi
«La ricerca è cominciata nel 2020», spiega ai nostri microfoni Marco Luppichini, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa che ha seguito il progetto “CleverRiver”.
Il sistema sviluppato fa leva sulla grande mole di dati che vengono prodotti attorno ai corsi d’acqua, in particolare quelli secondari. Parametri come le precipitazioni, le temperature e la direzione del vento possono essere letti per prevedere le piene e evenutali esondazioni.
A interpretare questi dati in chiave previsionale è l’intelligenza artificiale.
Dopo la fase di ricerca, il sistema è passato a quella della sperimentazione e i risultati sono incoraggianti. L’anticipo sull’evento di piena va dalle 24 ore per bacini come quelli dell’Arno a 4-6 ore per corsi d’acqua più piccoli, che hanno caratteristiche torrentizie.
Un tempo sufficiente per allertare la macchina della Protezione Civile e orientarla sul punto esatto in cui dovrà intervenire, ad esempio con evacuazioni preventive. «A volte a chi sta gestendo l’evento di protezione civile non sono chiari i punti nevralgici – spiega il ricercatore – e CleverRiver è uno strumento di supporto per dislocare il personale e le risorse a disposizione».
Sviluppato in Toscana, anche grazie al sostegno economico del Consorzio di Bonifica Toscana Nord, il sistema “CleverRiver” è però facilmente trasferibile a bacini idrografici con caratteristiche differenti.
«Abbiamo cominciato con il fiume Arno – racconta Luppichini – poi ci siamo spostati su bacini più montani, come le Alpi Apuane che sono famose per i marmi. I marmi portano ad avere aree carsiche, che idraulicamente e idrogeologicamente sono molto complesse da modellizzare. Quindi la tecnologia è trasferibile non solo dalla dimensione del bacino, ma anche dalle caratteristiche del bacino».
ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCO LUPPICHINI:






