È iniziata all’alba come una perquisizione, ma nel corso della mattinata si è trasformata in un vero e proprio sgombero l’operazione che ha visto coinvolto un ingente numero di forze dell’ordine presso il centro sociale Askatasuna di Torino.
Alle prime luci del giorno la Digos della questura torinese e i reparti mobili si sono presentati in corso Regina Margherita 47 nel capoluogo piemontese con il mandato per effettuare perquisizioni all’interno dello stabile, liberato dal 1996. Perquisizioni si sono svolte anche in abitazioni di una decina di militanti dello spazio sociale e dei collettivi studenteschi.

Lo sgombero del centro sociale Askatasuna di Torino

Al centro dell’operazione ci sarebbero i blitz alla sede del quotidiano La Stampa, delle Ogr e di Leonardo durante manifestazioni in solidarietà col popolo palestinese. Ma da una perquisizione, l’operazione si è poi trasformata in sgombero con il sequestro dell’immobile e l’apposizione di sigilli, mentre fuori dal centro sociale si è creato un nutrito presidio di solidali.
Nessun dubbio sul mandante. Proprio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi su X ha scritto: «Sgomberato il centro sociale Askatasuna di Torino. Dallo Stato un segnale chiaro: non ci deve essere spazio per la violenza nel nostro Paese».

In risposta allo sgombero è stata convocata per questo pomeriggio alle 18 una manifestazione davanti all’Askatasuna.
Nel corso della mattinata, invece, si è registrato anche lo scaricabarile del sindaco di Torino, Stefano Lo Russo. «La Prefettura di Torino ha comunicato alla Città l’accertamento della violazione delle prescrizioni relative all’interdizione all’accesso ai locali di corso Regina Margherita 47 – ha affermato il primo cittadino – Tale situazione configura un mancato rispetto delle condizioni del patto di collaborazione che pertanto è cessato, come comunicato ai proponenti».

La Giunta comunale di Torino lo scorso 18 marzo aveva approvato il rinnovo del patto di collaborazione per la trasformazione del centro sociale Askatasuna in bene comune, recependo anche la mozione che confermava l’accettazione dei metodi democratici e il ripudio di ogni forma di violenza e razzismo. La delibera rinnovava l’accordo, scaduto il 15 marzo, con un gruppo spontaneo di cinque cittadini per la cura e la rigenerazione dell’immobile di proprietà comunale, in corso Regina Margherita 47 a Torino.