Si sono dati appuntamento alle 17.30 di domani, venerdì 12 dicembre, al giardino Parker-Lennon gli attivisti e le attiviste che contestano la partita di basket tra la Virtus Bologna e l’Hapoel Tel Aviv. Ancora una volta, a poche settimane dal match tra la squadra bolognese e il Maccabi Tel Aviv, nuovamente una squadra israeliana arriva in città e nuovamente ad attenderla sarà chi si oppone allo sport washing compiuto da «uno Stato genocida».
A differenza del precedente, però, l’incontro sportivo non si disputerà al PalaDozza, nel centro cittadino, ma in fiera. In questa occasione, infatti, il palazzetto della Virtus non sarà impegnato dalla Coppa Davis, come era successo a novembre, e l’ordine pubblico, secondo la giunta comunale, sarà più gestibile.

Virtus – Hapoel Tel Aviv: nuova squadra israeliana in città, nuova contestazione

«La questione è politica, non di ordine pubblico – sottolinea ai nostri microfoni Paolo Rizzi di Potere al Popolo, una delle realtà che organizza la contestazione – Noi vogliamo impedire che avvenga una normalizzazione della presenza di Israele, anche attraverso gli eventi sportivi».
Oltre a contestare il match e la presenza dell’Hapoel Tel Aviv, ancora una volta attivisti e attiviste chiamano in causa il Comune e il suo atteggiamento pilatesco. «Ancora una volta la partita si svolgerà in uno spazio che è comunque a gestione pubblica come la fiera di Bologna – sottolinea Rizzi – E se il Comune continua a dire di non poter fare nulla, quantomeno poteva adottare un posizionamento politico».

E a proposito di posizionamento politica, chi organizza la manifestazione di domani sottolinea che il genocidio in Palestina non è finito. L’accordo di tregua ha prodotto l’occupazione di metà della Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano, l’intensificazione delle azioni di guerra in Cisgiordania e la prosecuzione degli attacchi sul Libano.
Ecco perché, passato l’apice delle mobilitazioni per Gaza, coloro che le hanno promosse non vogliono che si spengano i riflettori e men che meno che si normalizzi la presenza di Israele, magari per tornare a collaborarci.

Quali sono i propositi dei contestatori per domani? «Ci ritroveremo nel giardino Parker-Lennon e vedremo se ci sono le condizioni per partire in corteo», spiega l’attivista.
Quanto alla preoccupazione per una nuova militarizzazione di un pezzo di città e di una nuova zona rossa, «sappiamo che ci sarà uno schieramento importante di forze dell’ordine – sottolinea Rizzi – Noi speriamo che non ci siano gli atteggiamenti provocatori del 21 novembre, quando ci fu l’uso di idranti e lacrimogeni contro il corteo che provava a ripartire per lasciare il punto di tensione all’incrocio di via Lame.

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