Ieri è stato un giorno cruciale per il destino e gli assetti dei Verdi di Bologna. Proprio il 19 aprile, infatti, si sono svolte due distinte assemblee all’interno della formazione ecologista, precedute dal clamoroso annuncio di dimissioni del consigliere comunale Davide Celli e al termine di un percorso fatto di scambi di accuse e divergenze sulla linea da tenere in merito alle alleanze per le elezioni comunali del prossimo anno.
Da un lato, infatti, i dirigenti locali del partito, che rappresentano la Città Metropolitana e che un anno fa ufficializzarono in un congresso la rottura col centrosinistra, ieri hanno rifiutato di presentarsi all’assemblea di costituzione dell’associazione cittadina, che mancava, e hanno tenuto un proprio incontro. Dall’altro, l’assemblea bolognese ha approvato l’unica mozione presentata e ha nominato due portavoce: Filippo Bortolini e Valentina Marassi.
Verdi di Bologna, il neonato gruppo di presenta
Rifiutano di essere considerati dei parvenu, dal momento che sono nel partito da vent’anni e, addirittura, Marassi è stata capolista alle ultime elezioni comunali e co-portavoce insieme a Danny Labriola nel precedente mandato. Contestano di aver espropriato il partito, dal momento che hanno seguito le regole ed hanno operato come avviene fisiologicamente all’interno dei Verdi. Non ci stanno nemmeno ad essere accusati di non aver partecipato ai processi decisionali precedenti, perché, spiega la co-portavoce, «se andiamo indietro nella linea temporale, è la federazione provinciale ad avere rotto con la linea regionale a pochi mesi di distanza, senza aver rappresentato in quel consesso la divergenza rispetto alla linea».
Quello che Bortolini e Marassi evidenziano è che, come ogni gruppo che non condivide la linea assunta da un partito, da agosto scorso hanno cominciato a costruire una comunità. «Inizialmente pensavamo di essere una minoranza nel partito», osserva Bortolini.
Quello che assicurano è che non stanno operando alcun tradimento, dal momento che i valori dei Verdi di Bologna resteranno gli stessi. La divergenza si è consumata nel metodo e nella strategia.
«Vogliamo riaprire una partita», afferma Marassi. «Essere nei tavoli è l’unico modo», le fa eco Bortolini, secondo cui la scelta isolazionista adottata dal provinciale non può produrre risultati. «Se non siamo a quei tavoli, non possiamo incidere sulle politiche e le persone che hanno idee e valori diverse dai nostri non si metteranno neanche un attimo a pensare se stanno facendo bene o male».
ASCOLTA L’INTERVISTA A FILIPPO BORTOLINI E VALENTINA MARASSI:
I Verdi “ribelli”: il percorso continua
Nei giorni scorsi la classe dirigente dei Verdi provinciali non ha mancato di far presente la propria amarezza per come stavano andando le cose a Bologna. E le dimissioni di Celli sembrano essere la rappresentazione plastica di quella amarezza.
«Noi le battaglie abbiamo provato a farle, il nostro consigliere comunale ha fatto un lavoro incredibile, ha presentato tanti ordini del giorno che non venivano discussi», osserva ai nostri microfoni Labriola.
La scelta di rompere col centrosinistra, dunque, non è maturata in modo velleitario, ma in seguito a tentativi di confronto con gli alleati che non ha prodotto alcun risultato.
Il discorso di Labriola riguarda tanto Bologna quanto l’Emilia-Romagna. E contesta l’efficacia di Avs: «Cosa hanno ottenuto? Una legge sugli aeroporti che aumenterà ancora di più il traffico aereo con voli intercontinentali», cita ad esempio.
È questa la ragione per cui i “ribelli” continueranno il loro percorso. Molto probabilmente ciò non avverrà sotto l’egida dei Verdi, dal momento che già a Imola, dove il gruppo voleva presentarsi in alternativa al centrosinistra, dal nazionale non hanno dato l’autorizzazione all’utilizzo del simbolo.
A Bologna il percorso intrapreso è quello di un dialogo coi tanti comitati cittadini che in questi anni si sono creati attorno a vertenze ambientaliste. In cosa sfocerà questo rapporto è ancora presto per dirlo.
ASCOLTA L’INTERVISTA A DANNY LABRIOLA:







