«Se organizziamo un incontro sulla violenza di genere dobbiamo invitare anche i violentatori?». È questa la domanda che si fanno i docenti delle scuole bolognesi, in particolare quelli più attivi negli ultimi tempi sui temi della guerra e del genocidio a Gaza, dopo la circolare del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che di fatto limita la libertà di insegnamento e censura gli appuntamenti didattici relativi a quei temi.
Formalmente il ministro impone che negli incontri con personalità esterne sia «garantito il pluralismo», una sorta di par condicio o di contraddittorio che però, sottolineano i docenti, è inapplicabile se riguarda temi come i diritti umani.
La circolare di Valditara per censurare gli incontri su guerra e Palestina nelle scuole
Sono due le forme di censura che le scuole bolognesi hanno subìto negli ultimi giorni. Da un lato, il ministro ha inviato gli ispettori in seguito a un video-incontro con la relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, che ha presentato il suo libro ad una quinta all’interno di un modulo sull’educazione civica, all’Iis Mattei di San Lazzaro di Savena. È la prima volta che vengono inviati ispettori in seguito all’intervento di un’alta carica dell’Onu.
Il secondo caso ha riguardato le Aldrovandi Rubbiani, dove il preside, in ottemperanza alla circolare di Valditara, ha cancellato un incontro già approvato dal consiglio di classe con due obiettori di coscienza israeliani.
«Noi denunciamo un clima di sopraffazione e intimidazione – afferma ai nostri microfoni Elisabetta Cappucci di Docenti per la Palestina – Gli incontri sotto la lente di ingrandimento sono sempre gli incontri di un certo tipo, cioè quelli su Palestina e Gaza e su riarmo e guerra».
I docenti segnalano proprio un clima pesante, con un cambiamento in peggio e quello che Cappucci definisce «un attentato alla libertà di insegnamento». E sempre e soltanto per ciò che riguarda quei temi, con la pretesa di pluralismo che non può attuarsi nei confronti di un crimine riconosciuto da corti internazionali.
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