La memoria nell’Italia della Seconda Repubblica secondo lo storico Giovanni De Luna

La memoria pubblica è un “patto” in cui ci si accorda su cosa trattenere e cosa lasciar cadere degli eventi del nostro passato. Questi eventi poi diventano i pilastri su cui fondare i programmi di studio per le scuole, i luoghi di memoria, i criteri espositivi dei musei, i calendari delle festività civili, le priorità da proporre nella grande arena dell’uso pubblico della storia, le scelte sulla base delle quali si orientano tutti i sentimenti del passato che attraversano la nostra esistenza collettiva. Secondo lo storico Giovanni De Luna la classe politica uscita dal crollo della Prima Repubblica non è stata in grado di rinnovare questo insieme di pratiche di natura rituale. Vent’anni dopo prendiamo atto di un vero fallimento: a tenere insieme il patto fondativo della nostra memoria sono oggi infatti solo il dolore e il lutto che scaturiscono dal ricordo delle “vittime”. Per emozionare, commuovere, suscitare consenso, le sofferenze vanno gridate, possibilmente in televisione, quasi che le emozioni siano merci.

Profilo di Giovanni De Luna

Giovanni De Luna insegna Storia contemporanea e Fonti iconografiche e audiovisive per la ricerca storica all’Università di Torino. Ha curato, insieme a Walter Barberis, la mostra Fare gli Italiani, allestita a Torino per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Per Einaudi ha curato L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia (2005-2006). Con Feltrinelli ha pubblicato Le ragioni di un decennio. 1969-1979. Militanza, violenza, sconfitta, memoria (2009).

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