Oltre ad essere diventata una questione giudiziaria, la vicenda del nuovo stadio di Milano potrebbe finire in un manuale sul rapporto tra amministrazioni e cittadinanza, ovviamente come modello da non seguire. L’esposto presentato dal comitato “Sì Meazza”, che sembra aver innescato la magistratura che ora indaga, è solo l’ultimo disperato tentativo di farsi ascoltare dal Comune e dalle istituzioni. Eppure, raccontano gli esponenti, sembra che su certi temi di interesse pubblico, ma dove girano cospicue risorse, i cittadini si vedano costantemente sbattuta la porta in faccia da quelli che dovrebbero essere i loro rappresentanti eletti.

La procura di Milano sta indagando nove persone per i reati di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio per la vendita dello stadio Meazza. La procura ipotizza che la vendita sia stata confezionata su misura per Inter e Milan, che avrebbero ottenuto informazioni riservate per essere così favorite nell’acquisto dello stadio.
Tra gli indagati figurano gli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada de Cesaris, i manager delle due società calcistiche, dirigenti e amministratori pubblici. La Guardia di Finanza è intervenuta questa mattina nelle loro abitazioni per la perquisizione e il sequestro di documenti e smartphone per analizzare le chat tra dirigenti del Comune e delle due società sportive. Una vicenda complessa in cui i comitati di cittadini hanno avuto un ruolo fondamentale per l’avvio dell’inchiesta.

Nuovo stadio di milano: le critiche inascoltate dei comitati

Lo scorso ottobre lo stadio di San Siro era stato venduto alle squadre di calcio Milan e Inter, per la cifra di 197 milioni di euro. L’accordo prevede la demolizione del Meazza, la sua sostituzione con una nuova struttura e la bonifica delle aree circostanti con la costruzione di negozi, uffici, ristoranti, hotel e campi sportivi.
I comitati cittadini si erano opposti duramente alle trattative, in particolare il Comitato “Si Meazza” che aveva presentato alla procura di Milano due esposti, da cui ha avuto inizio l’inchiesta.

Viene contestato innanzitutto l’abbattimento dello stadio, che «non presenta problemi strutturali e ha da sempre prodotto un importante reddito per il comune – ci spiega Luigi Corbani, portavoce del Comitato Si Meazza – È un danno erariale notevole per il Comune di Milano». Corbani sottolinea inoltre i problemi ambientali e di salute che saranno provocati alla comunità da anni di demolizioni, scavi e costruzioni.
È stata oggetto di forti critiche anche la modalità con la quale è stata portata avanti la trattativa. La contrattazione è avvenuta non attraverso una gara pubblica, ma con una trattativa diretta tra il Comune di Milano e le società interessate. La gara non è stata quindi aperta al mercato e non sono state prese in considerazione le critiche dei cittadini.

«Il sindaco non ha mai voluto ascoltare le proposte dei cittadini, dei residenti di San Siro e dei comitati che volevano salvare un simbolo di Milano». Secondo Corbani, si tratta di «un’operazione immobiliare puramente speculativa con cui verrà regalato lo stadio, insieme a 280 mila metri quadrati di terreno circostante di proprietà pubblica».
Il sindaco Beppe Sala ha più volte giustificato l’operazione di vendita presentandola come un modo per «far fronte al rischio di abbandono della città di Milano da parte delle due società calcistiche». Corbani suggerisce che si sarebbe potuto seguire il modello già adottato da altri stadi italiani, come il Ferraris di Genova, in cui la ristrutturazione avviene attraverso i finanziamenti delle società calcistiche ma la proprietà rimane del Comune.
«Siamo solo all’inizio di una vicenda che sarà piena di sorprese – in cui, denuncia Corbani – l’affarismo domina sulla politica e sugli interessi pubblici».

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