Si intitola “Costi che lievitano nei contratti di luce e gas e il presunto ruolo degli amministratori di condominio” l’inchiesta pubblicata dalla sezione Dossier di Bologna Today. A firmarla è la giornalista bolognese Sofia Nardacchione, che accende i riflettori su una possibile causa “collaterale” dei rincari delle bollette che cittadini e cittadine hanno subìto negli ultimi anni.
In particolare, attraverso la denuncia di una fonte che lavora da decenni nel settore, la giornalista evidenzia il ruolo degli amministratori di condominio nella sottoscrizione di contratti di fornitura energetica più onerosi al fine di un guadagno personale.

Bollette più care a causa dei guadagni degli amministraori di condominio: l’inchiesta di BolognaToday

«Anche solo cento euro in più all’anno per una famiglia può rovinarla, può rendere difficile ancora di più arrivare a fine mese. E non è giusto». È questo semplice principio che avrebbe spinto la fonte dell’inchiesta a rivelare un meccanismo assai diffuso in tutta Italia e anche a Bologna e provincia.
«Nel momento noi da condomini ci affidiamo a un amministratore di condominio – osserva ai nostri microfoni Nardacchione – immaginiamo che venga fatta una scelta nell’interesse nell’interesse di chi paga questo amministratore, mentre in molti casi non sarebbe così».

I meccanismi con cui verrebbe applicata questa “cresta” a vantaggio dell’amministratore di condominio sono diversi e anche abbastanza complessi. Un meccanismo praticato è quello dei punti energia e gas stabiliti con l’agente della società di fornitura, mentre un altro meccanismo riguarda lo spread presente nei contratti di fornitura di gas. «In quel caso l’amministratore di condominio, che si fa intermediario per la sottoscrizione del contratto – spiega la giornalista – non sceglie quello che è il contratto con lo spread più basso, quindi il contratto più conveniente, ma sceglie il contratto della società da cui avrà in cambio dei soldi».

Nel concreto, quindi, alcuni amministratori di condominio non sottoscriverebbero i contratti di fornitura più vantaggiosi per gli inquilini, ma più remunerativi per la società di fornitura e da ciò ricaverebbe guadagni da parte delle stesse società o dagli agenti delle stesse.
I guadagni degli amministratori di condominio possono arrivare o in contanti o attraverso contratti di intermediazione. Fino a casi eclatanti di conflitto di interessi, in cui l’amministratore di condominio o un proprio socio sono agenti della società di fornitura energetica stessa.

Il costo sulle bollette a carico dei condomini, però, è piuttosto salato. Attraverso alcune simulazioni utilizzando lo spread più alto sul mercato, infatti, si parla di circa 2400 euro all’anno per condominio. Ciò, a seconda di quanti appartamenti sono presenti in un condominio, si traduce in aggravi di alcune centinaia di euro in più all’anno per chi ci vive.
Se questa pratica sarebbe molto diffusa, il problema, sottolinea la giornalista, «è che non si sono mai state inchieste in merito».

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