Due violenti scosse di terremoto, la prima di magnitudo 7.1 e la seconda di magnitudo 7.5, hanno messo in ginocchio il Venezuela. Al momento il bilancio è di almeno 235 morti, 4300 feriti e oltre 40mila persone disperse. Uno dei fattori che ha reso il sisma così letale è la bassa profondità in cui si è generato: la prima scossa a 20 chilometri sotto la crosta terrestre, la seconda, che ha causati maggiori danni, a 10 chilometri.

Le due scosse, avvenute a pochi secondi l’una dall’altra e durate complessivamente quasi due minuti, hanno devastato il paese con edifici crollati, incendi provocati dalle fughe di gas, ponti lesionati, aeroporto fortemente danneggiato e comunicazioni al collasso. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha dichiarato in diretta tv lo stato di emergenza, annunciando la chiusura di scuole e tribunali e facendo appello all’unità nazionale.

La situazione del Venezuela colpito dal grave terremoto

Il terremoto rappresenta un’ennesima sfida per il Venezuela, che «è stato colpito in tutti questi anni da una serie di misure da parte degli Stati Uniti – ha detto ai nostri microfoni l’analista di politica estera Marco Consolo – in particolare dalle cosiddette sanzioni, anche se sarebbe meglio parlare di misure coercitive unilaterali, che hanno colpito l’economia e la società. Questo terremoto è una delle prove che il popolo venezuelano in questi anni ha dovuto affrontare e superare, tra cui, appunto, l’aperta ostilità degli Stati Uniti che hanno l’obiettivo di rimettere le mani sul petrolio venezuelano, una delle più importanti riserve di oro nero».

Ad oggi gli ospedali venezuelani, appesantiti dai terremoti, rischiano il collasso, ma già da prima vivevano una forte crisi dovuta alla guerra multidimensionale che colpisce la capacità del Paese di rispondere alle situazioni emergenziali.

La solidarietà internazionale non si è fatta attendere: Cuba si è detta immediatamente disponibile ad inviare personale specializzato, sono arrivati quintali di aiuti dai paesi vicini e squadre di soccorso dagli Usa, dall’Unione Europea, dalla Turchia e dal Messico. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato al governo di Caracas tutto il supporto necessario: si sta preparando l’invio di squadre dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile a bordo di aerei dell’Aeronautica militare, mentre la Farnesina monitora le condizioni della comunità italo venezuelana e degli italiani presenti nel Paese.

Nel mentre i cittadini continuano a scavare tra le macerie in cerca dei propri cari dispersi e sono stati mobilitati tutti i medici e gli infermieri del paese: il numero dei dispersi continua a crescere, e la paura è che il numero di morti si avvicini alla stima realizzata dal Servizio Geologico statunitense, dalle 1000 alle 100mila vittime.

La situazione è peggiorata dalle numerose costruzioni che non rispettano le norme antisismiche, scarsa pianificazione urbanistica e manutenzione degli immobili carente, nonostante la posizione del Paese lo renda molto soggetto al rischio di terremoti.

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