L’introduzione del modello dell’équipe educativa in alcuni istituti della città ha aperto un ampio dibattito tra le figure professionali e le istituzioni coinvolte. Si tratta di una sperimentazione che prevede una riorganizzazione del lavoro degli educatori all’interno della scuola, con una trasformazione significativa del loro ruolo: da educatore assegnato stabilmente a un alunno con certificazione, a figura professionale impegnata in una progettualità inclusiva estesa all’intera classe. A Bologna questa sperimentazione dovrebbe diventare strutturale già dal prossimo anno scolastico, con l’estensione a tutti gli istituti della città.
Le voci di alcuni operatori impegnati in questo processo ci raccontano però un’altra storia: il nuovo modello è stato avviato senza un progetto documentato, senza linee guida e senza una visione pedagogica condivisa. Nella pratica, spiegano, si sono ritrovati a cambiare modalità di lavoro senza sapere realmente come procedere, e il timore che il loro intervento risulti sempre più inefficace è in crescita. Il rischio è quello di veder svanire i pilastri dell’inclusione scolastica: continuità, relazione costruita nel tempo, presenza stabile all’interno del gruppo classe.
A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione che l’idea di piccoli gruppi laboratoriali, svolti in spazi separati e composti esclusivamente da alunni con certificazione, possa tradursi, di fatto, in un ritorno alle “classi speciali”. E se, come accaduto in altre occasioni, anche dietro questa riorganizzazione si nascondesse in realtà una riduzione delle risorse destinate all’inclusione?
Di tutto questo abbiamo parlato in radio, mettendo a confronto lavoratori e istituzioni locali. In studio: Dario Gaglione (SGB Bologna, educatore scolastico), Veronica Ceruti (Dipartimento Educazione, Istruzione e Nuove Generazioni del Comune di Bologna) e Daniele Ara (assessore alla Scuola del Comune di Bologna). Contributo audio di Laura, educatrice scolastica.







