La direzione nazionale del Pd quest’oggi cerca una linea per uscire dallo stallo. Evocato da molti il “modello Sicilia” di collaborazione tra Democratici e 5 Stelle. Il consigliere regionale siciliano Ferrandelli: “Può funzionare anche a Roma”.

Mentre la direzione nazionale del Pd cerca oggi una linea per affrontare lo stallo che si è generato dopo le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, molti guardano al cosiddetto “modello Sicilia“, ovvero alla collaborazione tra Democratici e 5 Stelle che da qualche mese va avanti nell’Assemblea regionale siciliana.
La formula messa a punto dal presidente Rosario Crocetta, però, si scontra col funzionamento diverso della Regione rispetto al Parlamento, dove l’istituto della fiducia sembra uno scoglio difficile da superare, vista l’intransigenza dei grillini.

A fornire un’opinione in merito è Fabrizio Ferrandelli, consigliere regionale siciliano in quota Pd, che anzitutto spiega come si traduce questa collaborazione: “Abbiamo trovato la sintesi su provvedimenti importanti, che stanno cambiando anche in profondità l’assetto della regione. Ad esempio abbiamo trovato una convergenza contro l’antenna militare americana Muos, abbiamo bocciato la costruzione del ponte sullo stretto di Messina per devolvere quelle risorse alle infrastrutture davvero utili, fino all’abolizione delle province che discuteremo a breve”.

Un’ampia maggioranza, dunque, che si realizza su provvedimenti concreti che, fa sapere Ferrandelli, “erano già nel programma del Pd”. Lo stesso consigliere regionale, poi, non vuole sentire parlare di un maggiore coraggio programmatico del Pd, proprio a causa del M5S: “Crocetta è tutt’altro che un moderato”.
E allora il “modello Sicilia” è esportabile anche a Roma? Ferrandelli è ottimista, anche se non trascura la questione dell’istituto di fiducia, che finora sembra uno scoglio insormontabile. “Il M5S si assumerebbe una grande responsabilità sottraendosi. Voglio sperare che non lo faccia”, commenta il consigliere.

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