La Camera ha approvato all’unanimità la legge che garantisce alle persone senza dimora l’accesso al medico di base. Antonio Mumolo, dell’associazione Avvocato di strada, è tra i promotori e sostenitori della legge da ben quattordici anni. Ci ha raccontato la cronostoria della proposta che ha condotto a questa decisione approvata all’unanimità, che riguarderà inizialmente solo le 14 città metropolitane.

La battaglia per dare alle persone senza dimora il medico di base

«In Italia quando una persona perde la residenza perde anche una serie di diritti fondamentali legati alla residenza, per esempio non può lavorare, non può aprire una partita Iva, perde i diritti previdenziali, perde i diritti al welfare locale, a quello nazionale, perde il diritto di voto e perde anche il diritto alla salute. Perde il medico di base perché all’articolo 19 è stabilito che per avere il medico di base serve la residenza. Ci sono decine di migliaia di persone che sono in questa condizione ma perdere il medico di base significa perdere il diritto alla salute perché si ha diritto solo a prestazioni di pronto soccorso. Il problema è che spesso le malattie necessitano di cure continuative e il pronto soccorso non è risolutivo in questo senso» racconta Antonio Mumolo.

«Quattordici anni fa abbiamo iniziato, come associazione Avvocato di strada, una battaglia per poter dare un medico alle persone senza dimora perché spesso si facevano i ricorsi per la residenza ma non sempre venivano accolti». Mumolo continua poi ricordando le varie prove che lui e chi si occupa di povertà in Italia hanno fatto in questi anni per far approdare la legge in Parlamento. Non arrendendosi hanno poi optato per una legge regionale che venne approvata prima in Emilia Romagna e poi anche in Puglia, nelle Marche, in Abruzzo e in Liguria. 

«Dopodiché con l’onorevole Marco Furfaro abbiamo iniziato un percorso che vedeva coinvolte più associazioni, lui ha presentato nuovamente la proposta di legge, l’ha seguita giorno per giorno e ieri è stata approvata all’unanimità alla camera. Questo testo tutela il medico di base per le persone senza dimora solo nelle 14 città metropolitane italiane, perché hanno preferito fare una sperimentazione di un paio di anni e poi eventualmente estendere la misura a tutto il territorio nazionale, ma considerato che il 70% delle persone senza dimora vive nelle grandi città è comunque un gran risultato» conclude Mumolo che ricorda anche come il medico di base può rivelarsi una porta d’uscita dalla strada ed è dunque una figura fondamentale.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANTONIO MUMOLO: