È stata approvata lunedì 2 febbraio a Monza, durante il Consiglio comunale, una mozione per boicottare i medicinali dell’azienda farmaceutica israeliana Teva. Su iniziativa della lista civica LabMonza, la maggioranza ha recepito la richiesta della campagna Bds e di Sanitari per Gaza, che sottolineano la complicità della casa farmaceutica nel genocidio a Gaza.

Monza, la mozione di boicottaggio di Teva per la complicità nel genocidio a Gaza

Con 16 voti favorevoli, 6 contrari e 5 astenuti, la mozione prevede che le farmacie comunali monzesi dovranno «impegnarsi nei limiti delle normative nazionali ed europee, a non rinnovare i contratti di fornitura con Teva alla loro naturale scadenza e a sospendere la commercializzazione dei suoi prodotti, sostituendoli con alternative equivalenti disponibili sul mercato».
L’istanza è indirizzata alla FarmaCom, azienda partecipata del Comune di Monza, che gestisce le 11 farmacie comunali. All’azienda si chiede di avere fornitori che «non sono direttamente riconducibili e che non diano un contributo al genocidio del popolo palestinese», afferma ai nostri microfoni Lorenzo Spedo, consigliere comunale di LabMonza.

Attorno all’approvazione dell’iniziativa di boicottaggio si sono già sollevate polemiche da parte della destra. Secondo Forza Italia, il diritto alla cura dei cittadini verrebbe compromesso e si creerebbe una difficoltà nel reperimento dei farmaci.
Teva, tuttavia, si occupa di produzione di farmaci generici. «È falso quello che dice la destra – sostiene Spedo – Ci sono moltissime altre aziende che producono farmaci generici equivalenti come certificato dall’Aifa. Alcuni esempi concreti possono essere la metformina, impegnata nella cura del diabete, prodotta da altre 22 case farmaceutiche in Italia allo stesso identico prezzo, o il pantoprazolo, per il reflusso gastrico, prodotto da altre 49 case farmaceutiche».
E poiché la legge non prevede che un farmacista possa negare la vendita di un farmaco, «per quei pochissimi farmaci che sono prodotti solo da Teva, al cittadino verrebbe comunque garantita la vendita in caso di bisogno», rimarca il consigliere.

Il boicotaggio dei prodotti dei marchi Teva, Carrefour e tanti altri, viene portato avanti da più di due anni dalla Campagna Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), con l’obiettivo di agire concretamente sul controllo economico che Israele esercita anche in Italia, come nel resto dell’Occidente.
Teva è uno dei tavoli di lavoro che il Bbs porta avanti, proponendo campagne e volantinaggi che informino i cittadini, insieme a volantinaggi per promuovere alternative.
La mozione approvata a Monza è stata promossa al livello nazionale dallo stesso Bds insieme a Sanitari per Gaza, avviando un percorso di confronto sui territori e permettendo anche all’Amministrazione lombarda di raccogliere le istanze di questi movimenti, che ritengono che anche il consumo pubblico dovrebbe essere conforme ai principi etici.

«Non è stato un risultato scontato – osserva il consigliere – Se si è riusciti a portarlo a casa è perché c’è stata anche una mobilitazione della società civile. Ringrazio infatti tutti i cittadini che ci hanno sostenuto in questo percorso».
Con l’approvazione della mozione, il Comune di Monza, si impegnerà, non senza qualche mal di pancia in sede comunale, a «orientare le politiche farmaceutiche comunali verso criteri di coerenza con il diritto internazionale e i diritti umani, escludendo progressivamente i prodotti di aziende coinvolte nel sistema di apartheid imposto al popolo palestinese».
È un segnale politico rassicurante perché riconosce l’apartheid ancora presente in Palestina e la volontà di muoversi concretamente a sostegno del diritto internazionale e per l’autodeterminazione dei popoli.

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