Le guerre degli anni Novanta-Duemila e quelle attuali hanno moltissime differenze. Tra queste, è interessante utilizzare il filtro dei diritti umani per osservare il sensibile scarto.
Una trentina di anni fa i diritti umani venivano utilizzati in modo distorto per legittimare gli stessi interventi militari e per farlo è stato coniato un vocabolario di espressioni in stile orwelliano.

Quando i diritti umani venivano utilizzati per giustificare le guerre

“Guerra umanitaria” è l’espressione più nota, che spesso veniva utilizzata a sostegno di ragioni etiche, spesso falsificando le prove, per giustificare un conflitto armato. Era umanitaria la guerra scatenata contro il dittatore che teoricamente possedeva armi di distruzione di massa. E l’intervento militare era presentato come necessario per scongiurare l’ipotesi che quel dittatore le utilizzasse per violare i diritti umani e massacrare le popolazioni.
All’epoca bastava affermarlo ma, quando qualcuno ha iniziato a esigere prove, l’Occidente è stato costretto ad esporsi, fino alla scena del segretario di Stato Colin Powell che agitava una fialetta di presunto antrace all’Assemblea generale dell’Onu. Tutto falso, ma un mese dopo quella sceneggiata l’Iraq fu attaccato militarmente.

Un’altra espressione della neo-lingua bellica in chiave umanitaria è “missione di pace”. Chi si aspettava che la missione fosse composta da operatori umanitari che portavano cibo, medicinali e altri generi di conforto è rimasto deluso: erano i professionisti della guerra, cioè i militari, ad andare in missione.
A inizio millennio anche la vendetta è stata ammantata da ragioni umanitarie. L’intervento anzitutto statunitense in Afghanistan non era semplicemente una ritorsione contro l’11 settembre e le Twin Towers, ma la guerra serviva a esportare la democrazia e salvare le donne afghane dall’oppressione dei talebani. A oltre vent’anni di distanza, l’Occidente ha abbandonato le donne afghane agli aguzzini di prima, ma nessuno nel discorso pubblico ha più brandito la questione etica e dei diritti.

A corollario di questo vocabolario ci sono altre espressioni accessorie, il cui scopo era sempre quello di far credere che si facesse la guerra a fin di bene. Una di queste è “bombe intelligenti”, che sarebbero stati ordigni bellici in grado di colpire i cattivi e risparmiare i civili innocenti.
Allo stesso modo, si usava un’altra espressione – piuttosto cinica – per giustificare la scarsa intelligenza delle bombe, che spesso facevano stragi di civili: “effetti collaterali”.

Il doppio standard e il cambio di strategia: delegittimare l’avversario

Dopo decenni di utilizzo strumentale, oggi i diritti umani si sono ritorti contro l’Occidente. Ciò è successo perché è apparso piuttosto chiaro il doppio standard utilizzato nei confronti di chi viola i diritti umani ed è nemico e chi viola i diritti umani ed è amico e alleato.
L’elefante nella stanza risponde al nome di Israele, verso cui l’Occidente non ha applicato alcuna sanzione, nemmeno quella che avrebbe dovuto applicare per rispettare le Convenzioni internazionali che aveva ratificato, se non addirittura scritto.
Se era chiaro che anche a inizio millennio i diritti umani non erano la vera bussola delle guerre occidentali, oggi ci si guarda bene dall’utilizzare quell’argomentazione, altrimenti la contraddizione diventerebbe più manifesta.
Dopo diversi tentativi di confondere le acque, oscurare la verità e ubriacare di propaganda, tutti andati a vuoto, ora l’ultima arma a disposizione dei guerrafondai è la delegittimazione e lo screditamento dell’avversario.

In una delle tante serie tv a tema giudiziario, “Le regole del delitto perfetto”, viene spiegato bene questo meccanismo. Già nelle prime puntate la protagonista, Annalise Keating, famosa avvocata e docente universitaria, spiega ai suoi allievi che una delle più importanti strategie difensive durante un processo è quella di minare la credibilità dei testimoni dell’accusa. Ciò indipendentemente dall’innocenza o dalla colpevolezza dell’imputato. Perché l’obiettivo di un avvocato difensore è far vincere il proprio cliente, anche se questi è un criminale.
L’Occidente si trova proprio a questo punto: difende criminali, ma poiché sono suoi clienti ed amici, scredita chi può inchiodarli. In questa chiave si possono leggere sia gli attacchi strumentali e mistificatori alla relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese, sia le accuse di antisemitismo e di contiguità col terrorismo rivolte a chi critica il governo israeliano e il genocidio compiuto a Gaza.

Se i diritti umani sono un boomerang, l’Occidente pian piano li cancella

I diritti affermati in dichiarazioni universali e convenzioni internazionali, spesso promosse e sicuramente brandite dall’Occidente, ora rappresentano un boomerang. Ed è questa una delle ragioni per cui proprio l’Occidente – tanto gli Stati Uniti quanto l’Europa – li stanno progressivamente smantellando.
Come spesso è accaduto nella storia, il terreno di sperimentazione è quello dei migranti. Non vedendosi riconosciuti i diritti di cittadinanza e venendo percepiti come altro da sé, è più facile restringere le loro tutele e garanzie senza provocare una ribellione. Non sempre, però, la ciambella riesce col buco e se la violazione dei diritti è troppo muscolare, come nel caso dell’Ice negli Usa, può capitare che la gente si ribelli. Molto più efficace sembra essere il metodo della “rana bollita” utilizzato dall’Europa, che pezzo dopo pezzo sta cancellando il diritto d’asilo.

Chi pensa, però, che il potere si fermi è destinato a rimanere deluso. In Italia questo passaggio si sta già compiendo con il nuovo Pacchetto Sicurezza che è stato licenziato dal governo.
In quel testo è contenuta una gravissima misura anticostituzionale, che va a intaccare un diritto basilare dell’ordinamento giuridico: la libertà personale. Il fermo preventivo di 12 ore prima di una manifestazione riservato ad attivisti considerati pericolosi è un vulnus pesante che apre la strada a un autoritarismo ancora più marcato.
Questa è la china che ha preso l’Occidente oggi che i diritti umani, di cui si è fatto vanto per molto tempo, diventano un ostacolo e un boomerang sulla strada dei suoi interessi.