Il settore degli elettrodomestici in Italia trema sotto i colpi di una crisi strutturale che non sembra lasciare via d’uscita. Electrolux ha ufficializzato ieri pomeriggio un pesante piano di “ottimizzazione” che prevede il taglio di circa 1.700 posizioni lavorative nel nostro Paese, una cifra che rappresenta circa un terzo dell’intera forza lavoro del gruppo in Italia. La notizia, comunicata presso la sede di Confindustria, ha scatenato l’immediata reazione delle sigle sindacali Fim, Fiom e Uilm, che hanno respinto il progetto definendolo un colpo mortale al tessuto industriale nazionale.

Il piano “lacrime e sangue dell’Electrolux in Italia: 1700 esuberi

Il punto più critico del nuovo assetto industriale riguarda lo stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona. Per l’impianto marchigiano, specializzato nella produzione di cappe aspiranti, l’azienda ha dichiarato l’insostenibilità produttiva, sancendo di fatto la chiusura definitiva e il trasferimento delle attività in Polonia. Una decisione che mette a rischio 170 posti di lavoro in un distretto, quello del fabrianese, già duramente provato negli ultimi anni. Ma l’onda d’urto non risparmia nessun territorio. A Forlì il taglio allo stabilimento Electrolux si aggira sui 400 posti di lavoro, quasi un quarto del totale degli esuberi dichiarati.

Secondo quanto riportato dalla dirigenza, la manovra si inserisce in una strategia globale volta a recuperare una redditività oggi ferma al 2,8%, con l’obiettivo di riportarla sopra la soglia del 6%. A pesare sulle scelte del colosso svedese è un contesto europeo diventato proibitivo: i volumi di mercato sono crollati rispetto al periodo pre-pandemia e i costi di produzione in Europa risultano ormai insostenibili nel confronto con i competitor asiatici.
Il divario è evidente nei prezzi dell’energia e delle materie prime, come l’acciaio, oltre che in un costo del lavoro che in Cina è sette volte inferiore a quello continentale.

Le reazioni del mondo sindacale sono state durissime. Daniela Fumarola, leader della Cisl, ha parlato di strategie ciniche attuate sulla pelle dei lavoratori, sottolineando come la responsabilità sociale d’impresa non possa essere ignorata in nome dei bilanci. Sulla stessa linea la Fiom Cgil, che promette battaglia per impedire quello che definisce uno scempio industriale, mentre la Uilm lancia l’allarme sull’intero settore del “bianco”, che rischia di scomparire dall’Italia senza un intervento di sistema. Già per la giornata di domani sono state proclamate otto ore di sciopero in tutti i siti produttivi del gruppo.

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha fatto sapere di seguire la vicenda con la massima attenzione, confermando la volontà di aprire un confronto costante con le parti. L’obiettivo del governo è quello di monitorare la situazione per garantire la continuità produttiva e tutelare l’occupazione, cercando soluzioni condivise in un momento in cui l’Italia, nonostante i tagli, viene ancora definita dall’azienda come un polo strategico.
Tuttavia, la rapidità con cui Electrolux intende attuare il piano — si parla di un arco temporale di circa un anno — rende la trattativa una vera corsa contro il tempo per il futuro della manifattura italiana.

A Forlì un taglio di 400 posti, un quarto degli esuberi

Per Forlì, secondo le prime stime dei sindacati locali, si contano circa 400 esuberi, vale a dire un dimezzamento dell’attuale forza lavoro dello stabilimento di viale Bologna. Il Coordinamento nazionale di Fiom, Fim e Uilm ha dichiarato lo stato di agitazione permanente e proclamato 8 ore di sciopero nazionale, da articolare nei diversi stabilimenti. A Forlì è cominciato alle 5.30 di questa mattina un presidio ai cancelli, mentre dalle 8.00 alle 10.00 si è tenuta un’assemblea in sciopero.
«Nella nostra regione in particolare – commenta ai nostri microfoni Gianni Cotugno, segretario della Fiom-Cgil dell’Emilia-Romagna – l’occupazione in Electrolux è prevalentemente femminile. Poiché la presenza è ormai di lunga data, ci troveremmo donne di una certa età senza lavoro, in una situazione molto complicata».

Il Comune di Forlì si candida ufficialmente a svolgere un ruolo di mediazione attiva. L’Amministrazione si è detta pronta a farsi “ponte” tra i vertici di Electrolux, le sigle sindacali e i livelli governativi superiori. L’appello finale è rivolto a un’azione sinergica: la tutela della qualità della forza lavoro forlivese deve diventare una priorità assoluta, trasformandosi in un terreno di collaborazione comune tra Regione, Comune e Governo nazionale per scongiurare un impatto sociale che si preannuncia pesantissimo.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIANNI COTUGNO: