Torniamo a riflettere su un tema che abbiamo affrontato qualche settimana fa: come stiamo vivendo la condizione di spettatrici di incessanti notizie, video e immagini da teatri di guerra?

Una risposta, che abbiamo proposto in una precedente puntata, è che potremmo avere la sensazione di sperimentare la convivenza di realtà apparentemente inconciliabili; una sensazione chiamata dissonanza cognitiva.

Venerdì scorso vi abbiamo dato conto di un’altra esperienza che potrebbe descrivere come potremmo sentirci di fronte al vortice di efferatezze a cui abbiamo accesso quotidianamente: potremmo sviluppare anestesia psichica o stanchezza da compassione. Dall’articolo di Zenaira Bakhsh su Outlook India, pubblicato su Internazionale:

Per gran parte del mondo che osserva da lontano, la violenza che colpisce tutta l’Asia occidentale – dalla Palestina all’Iran, dallo Yemen, al Sudan e alla Siria – spesso appare come un flusso di numeri: bilanci delle vittime, conteggi dei morti e notifiche di ultime notizie. I massacri, un tempo racconti di vite individuali, sono trattati sempre più spesso come statistiche invece che come tragedie umane.
Per molte persone in tutto il mondo le immagini di quella violenza sono sconvolgenti. I video e le foto di luoghi come Gaza, che circolano ampiamente online, spezzano il cuore, provocano ansia e lasciano molti con un senso di impotenza. Eppure la distanza, sia fisica sia digitale, consente anche un certo grado di distacco. Quando il flusso di violenza si fa travolgente, ci si può allontanare dagli schermi, silenziare alcune parole o distogliere l’attenzione. Secondo gli esperti, questa esposizione costante sta modificando il modo in cui le persone elaborano la sofferenza: molti sperimentano quello che gli psicologi descrivono come un processo di desensibilizzazione, talvolta definito anche “anestesia psichica” o “stanchezza da compassione”. Yaqeen Sikandar, psicologo specializzato in trauma e tecniche cognitivo-comportamentali che vive in Turchia, afferma che questa reazione non indica una mancanza di empatia, ma dimostra semplicemente che la mente umana ha dei limiti ”.

L’esposizione costante alla sofferenza, dunque, può indurci a sviluppare del distacco, per difesa. Questo processo di anestesia psichica, continua l’articolo, viene accelerato dal modo in cui la violenza ci viene raccontata.

Il risultato è un netto contrasto tra chi vive la violenza e chi la osserva da lontano. Per chi assiste alle guerre dall’esterno, la sofferenza si mostra solo nella forma di immagini fugaci su uno schermo, qualcosa che si può scorrere passando oltre. È noto quanto i social media contribuiscano a desensibilizzare rispetto alla guerra esponendo gli utenti a un flusso costante di immagini violente. L’esposizione ripetuta, guidata dagli algoritmi, può farci abituare alle scene di violenza, diminuendo col tempo la risposta emotiva e l’empatia

Sanjeev Jain, psichiatra del National institute of mental health and neuro sciences (Nimhans) di Bangalore, in India, aggiunge che le società possono gradualmente assuefarsi alla violenza quando la morte viene separata dal suo contesto umano. Secondo lo psichiatra, le gerarchie globali influenzano anche l’empatia: mentre i morti in occidente sono spesso raccontati attraverso storie personali, in gran parte del mondo non occidentale le vittime sono ridotte a “numeri”. Jain avverte che l’esposizione ripetuta alla violenza e il modo in cui oggi viene raccontata possono approfondire ulteriormente questo distacco, arrivando a ridefinire il modo in cui le società pensano all’empatia e alla moralità. “Le persone imparano per imitazione”, afferma. “Quando vedono la violenza normalizzata su larga scala, cominciano a considerarla accettabile”.

E se il mezzo con cui ci viene raccontata la violenza è quello dei post e dei reel social, il racconto è scritto dall’algoritmo.

(..) Un fattore importante potrebbero essere gli algoritmi, che stanno ridefinendo sia il modo in cui le guerre sono combattute sia il modo in cui sono percepite, trasformando realtà umane complesse in processi tecnici guidati dai dati.(..) Funzionalità come lo scroll infinito possono inoltre contribuire a quella che viene definita “dissolvenza della compassione”, in cui l’esposizione ripetuta a immagini angoscianti porta a un esaurimento emotivo e al disimpegno”.

E allora che fare?

“Attingendo dalla sua esperienza, la psicologa clinica Zoya Mir, che ha lavorato con persone colpite da decenni di violenza durante il conflitto in Kashmir, afferma che “restare informati non richiede un’esposizione costante. Scegliere quando e come confrontarsi con notizie angoscianti è una forma di cura di sé”, aggiungendo che prendersi delle pause dai contenuti espliciti, parlare delle emozioni difficili con altre persone e trovare piccoli modi per dare un contributo o esprimere solidarietà può aiutare a mantenere l’empatia senza diventare emotivamente insensibili.

LE ALTRE NOTIZIE CULTURALI

Le altre notizie culturali che abbiamo commentato e che vi invitiamo ad approfondire sono:

“E’ tornata Sailor Moon, ragazza magica contro il capitalismo” di June Scialpi su Lucy sulla cultura

“Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater” su RivistaStudio

“Le persone fastidiose fanno invecchiare più in fretta” su Salute

MUSICA

Cult News è un’agenda settimanale non solo culturale ma anche musicale: oltre ai brani in continuità con le tematiche che tocchiamo, nella seconda parte della diretta vi proponiamo l’ascolto di album in uscita e vi ricordiamo interessanti concerti, rassegne e festival a cui partecipare.

Ecco le notizie musicali che abbiamo selezionato per la diretta:

Venerdì 27 marzo hanno suonato al Locomotiv Club di Bologna i caroline, “un ottetto che mescola folk, post-rock e suggestioni avant come nella migliore tradizione di casa Constellation”. Articolo di Nicola Gerundino su Zero.eu

Dopo sei anni, lo scorso 20 marzo è uscito Preghiere contemporanee, nuovo album di IACAMPO. Recensione di Carmine Vitale su sentireascoltare 

“Con il sesto capitolo discografico, Garip, la band turco/olandese Altin Gün continua nel recupero della musica turca omaggiando la figura di Neşet Ertaş, cantante, compositore e abile musicista (un vero virtuoso del bağlama, strumento tradizionale turco), senza rinunciare a uno spirito avventuroso e innovativo che caratterizza tutto l’album”. Dalla recensione di Gianfranco Marmoro su ondarock

Info utili:

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🎧 Per riascoltare la puntata della diretta di venerdì 27 marzo vai sulla pagina Spreaker di Cult News.

Cult news è l’agenda culturale e musicale ideata e condotta da Flavia Montecchi con Anna Cesari, in diretta ogni venerdì dalle 10:30 alle 11:30 su Radio Città Fujiko.