A Porta Pratello, davanti a Casa Rider, è stato presentato “Condotta Antisindacale! Vent’anni di giurisprudenza a Bologna (2006-2025)”, edito da Futura Edizioni. A firmarlo, gli avvocati del lavoro Franco Focareta, Stefania Mangione e Alberto Piccinini, figure di primo piano nel panorama sindacale e giuridico bolognese. L’incontro, moderato dal segretario generale della CGIL Bologna Michele Bulgarelli, ha offerto uno spaccato di come l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori sia rimasto, in oltre mezzo secolo, uno strumento decisivo di difesa della rappresentanza sindacale.
Il libro aggiorna e prosegue un precedente volume del 2006, “Ventotto. Trent’anni di condotta antisindacale a Bologna (1975-2005)”, tracciando un bilancio degli ultimi vent’anni, in cui “fare il ventotto” è diventata prassi consolidata per contrastare le condotte scorrette delle aziende.
“Condotta antisindacale”, il libro sull’applicazione dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori
Lo Statuto dei lavoratori introdusse l’articolo 28 come “clausola di salvaguardia”: un ricorso rapido al giudice per sanzionare le violazioni del datore di lavoro nei confronti dell’attività sindacale. «Un dispositivo di garanzia – spiega Focareta – pensato per rendere effettivi i diritti sindacali, con il giudice chiamato a intervenire in pochi giorni».
Se inizialmente lo stesso sindacato guardava con diffidenza alle aule giudiziarie, col tempo ha imparato a utilizzare lo strumento per rafforzare la propria azione. «È la storia di un sindacato che ha scoperto l’efficacia dell’articolo 28», ricorda Mangione.
Negli anni ’90, il ricorso divenne un’arma strategica nella gestione delle crisi aziendali e dei licenziamenti collettivi. «Non annullavamo i licenziamenti, ma bloccavamo i percorsi delle multinazionali, costringendole a trattare» racconta Focareta, ricordando i casi di Casaralta e della deindustrializzazione bolognese.
Un passaggio cruciale è stato lo scontro Fiat-Fiom: grazie all’articolo 28, alcuni tribunali – Bologna in testa – ordinarono la riammissione del sindacato nelle fabbriche, ribaltando l’interpretazione restrittiva dell’articolo 19.
Più di recente, lo strumento è stato usato contro chiusure unilaterali come quella di GKN a Campi Bisenzio: la violazione delle clausole informative previste dal contratto collettivo ha portato i giudici a bloccare i 500 licenziamenti annunciati. Una “trappola giuridica”, poi replicata in casi simili come Caterpillar e Wartsila.
Il libro dedica un’ampia sezione anche alle vertenze dei rider. A Bologna il Tribunale ha condannato Deliveroo per condotta antisindacale: aveva imposto ai lavoratori l’adesione a un contratto con un sindacato considerato non rappresentativo, minacciando la risoluzione del rapporto. «Un passaggio fondamentale – sottolinea Mangione – perché ha esteso la tutela dell’articolo 28 anche ai lavoratori etero-organizzati, al di là della subordinazione tradizionale».
L’articolo 28, osservano gli autori, ha dimostrato in cinquant’anni una straordinaria capacità di adattarsi ai mutamenti del lavoro, dal declino industriale alla piattaforma digitale. «Ogni volta che un governo ha attaccato l’articolo 18 – chiosa Focareta – ho pensato: finché non toccano il 28. Forse non lo conoscono a fondo, ma resta la spina dorsale della tutela sindacale».
L’attualità rende il tema ancora più urgente: proprio nelle stesse ore della presentazione del volume, Yoox ha annunciato una procedura di licenziamento collettivo per oltre 200 dipendenti, 160 solo a Bologna. Un segnale che le battaglie raccontate in “Condotta Antisindacale!” non appartengono al passato, ma al cuore delle sfide del presente.
ASCOLTA L’INTERVISTA A STEFANIA MANGIONE E FRANCO FOCARETA:







