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Quarantacinque titoli da ottobre a maggio, con 194 serate di spettacolo, incluse le matinée dedicate alle scuole. Sono questi i numeri della nuova stagione di Ert, per i teatri Arena del Sole e Teatro delle Moline. E i nomi non sono da meno: Paolo Rumiz, Emma Dante, Marco Paolini, Nanni Garella, Toni Servillo, Pietro Babina, Antonio Rezza e tanti altri.

Bye bye ‘900?” è il titolo della stagione 2019/2020, che viene spiegato dal direttore di Emilia Romagna Teatro Fondazione, Claudio Longhi: “Abbiamo incentrato questa stagione sul tema della novità. Ci vogliamo occupare di come il nostro presente pensa all’azione, soprattutto su quell’azione che genera trasformazioni e cambiamenti. Anche ponendoci un dubbio intorno alla natura di questi cambiamenti, perché un certo culto del progresso ci porta a pensare sempre al nuovo come un valore, ma talvolta il nuovo può essere anche un disvalore“.

A concretizzare questa riflessione, saranno pièce classiche e nuove. A partire dall’Antigone, “che è anche la storia di uomo che cambia l’ordine di una città, e sarà uno spettacolo che proponiamo in una delle nostre stagioni”, racconta Longhi.
Il tema del nuovo porta diretto al ‘900, il secolo che più di ogni altro è stato ossessionato dall’idea di novità. “Il ‘900 è il secolo della teoria della relatività, ma anche dei campi di sterminio – continua il direttore di Ert – Nella stagione ospiteremo un testo-manifesto dell’impatto devastante della modernità sull’arte, che è ‘I giganti della montagna‘. Il ‘900 è indagato anche in spettacoli come ‘Lorca sogna Shakespeare in una notte di mezza estate‘, ‘Il giardino dei ciliegi‘ di Alessandro Serra, per arrivare ad un monumento della cultura novecentesca che è il romanzo fiume ‘La valle dell’Eden‘”.

Una riflessione, durante la stagione, verrà svolta anche sull’Europa. “Facciamo un teatro radicato nel territorio, ma che dialoga con l’Europa di cui, dati i tempi che stiamo vivendo, c’è molto bisogno – conclude Longi – Il teatro deve essere un presidio, un baluardo per la cultura, in un Paese che non sempre è sensibilissimo, specie allo spettacolo dal vivo”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A CLAUDIO LONGHI: