La vertenza sindacale legata alla riorganizzazione della logistica presso lo stabilimento Bonfiglioli Riduttori di Calderara di Reno ha registrato una netta accelerazione. Dopo lo sciopero indetto nei magazzini contro la decisione della committenza di rescindere il contratto con Bcube – nell’ambito di un piano aziendale volto all’automazione e all’internalizzazione delle attività logistiche – la direzione di Bcube ha formalmente consegnato ai sindacati l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per il personale impiegato fino a pochi giorni fa nel sito produttivo.
BCube avvia la pratica per i licenziamenti collettivi dei lavoratori in appalto alla Bonfiglioli Riduttori
Il provvedimento colpisce l’organico dell’appalto logistico, composto in diversi casi da lavoratori con un’anzianità di servizio ultraventennale all’interno del magazzino.
Secondo quanto riferito dalle rappresentanze dei lavoratori, l’allontanamento dalle postazioni operative è avvenuto con effetto immediato, costringendo il personale a lasciare la struttura subito dopo la formalizzazione della rottura contrattuale tra le due aziende.
Alla base della mobilitazione dei dipendenti vi era la difesa degli accordi sindacali precedentemente sottoscritti, la tutela dei livelli occupazionali e la valorizzazione delle competenze professionali maturate nel corso degli anni.
Da parte sua, la direzione di Bonfiglioli ha affrontato la mobilitazione interna procedendo inizialmente alla sostituzione del personale in sciopero, per poi giungere alla disdetta immediata del contratto di appalto con la società partner. Una scelta che, nella lettura delle organizzazioni sindacali, avrebbe evitato il tavolo di confronto preventivo, determinando una ricaduta diretta sul tessuto sociale del territorio bolognese dei costi legati alla transizione tecnologica e all’automazione dei processi interni.
«Bonfiglioli avrebbe dovuto andare fiera di quell’accordo», evidenzia con amarezza ai nostri microfoni Pasquale Di Domenico, segretario organizzativo della Fiom di Bologna. Ora la prospettiva sembra quella che la transizione tecnologica venga fatta pagare ai lavoratori.
Nel corso dell’ultimo incontro tra le parti, i vertici di Bcube hanno motivato l’apertura della procedura di esubero segnalando l’impossibilità, nel breve periodo, di intercettare o acquisire nuove commesse o attività sul mercato in grado di assorbire i costi fissi e la forza lavoro in eccedenza. Secondo le valutazioni espresse dall’azienda, l’attuale struttura organizzativa e produttiva non consentirebbe l’adozione di soluzioni alternative, giudicate insostenibili sotto il profilo economico e finanziario.
Di fronte a questo scenario, la Fiom ha formulato una richiesta ufficiale a Bcube affinché venga aperto con urgenza un tavolo di negoziazione reale. L’obiettivo espresso dal sindacato è quello di ottenere il ritiro della procedura di licenziamento e il contemporaneo ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali conservativi previsti dalla normativa vigente, al fine di individuare percorsi alternativi alla perdita dei posti di lavoro.
«Metteremo in campo tutte le iniziative possibili a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori dell’appalto», ha sottolineato il sindacalista. Per le tute blu della Cgil, l’obiettivo rimane salvaguardare ogni singolo posto di lavoro, far valere l’efficacia degli accordi sindacali sottoscritti e ristabilire il valore della contrattazione come strumento per affrontare e gestire gli effetti sul lavoro delle innovazioni e della crisi, che incombe sul nostro settore industriale.
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