Sciopero e presidio questa mattina alla Bonfiglioli Riduttori di Calderara di Reno, nel bolognese. Dopo settimane di acque già agitate per il piano di automazione annunciato alcuni mesi fa, che mette a rischio decine di posti di lavoro, martedì scorso la proprietà ha annunciato la rescissione del contratto di appalto con BCube nello stabilimento con sei mesi di anticipo.
La decisione del colosso specializzato nella produzione di motoriduttori e inverter mette a rischio il futuro occupazionale di una parte dei 52 addetti attualmente impiegati nel sito.

Bonfiglioli Riduttori, le ragioni dello sciopero

Dalle 8.30 di questa mattina davanti alla Bonfiglioli Riduttori i lavoratori si sono trovati in presidio e hanno incrociato le braccia. Non hanno accettato la rescissione contrattuale dell’appalto dell’azienda, guidata dalla presidente Sonia Bonfiglioli, secondo cui vi sarebbero gravi inadempienze da parte del partner logistico sotto il profilo operativo. In una nota ufficiale, l’azienda ha denunciato trentacinque episodi critici legati alla sicurezza, tra cui ventotto near miss, ovvero mancati infortuni che avrebbero potuto causare lesioni ma che non si sono concretizzati solo per circostanze casuali.
Sul fronte della qualità, la direzione ha sollevato dure contestazioni circa l’utilizzo non conforme dei materiali da imballaggio e la contaminazione della merce con sporco e rifiuti.

Sul piano occupazionale, la platea dei lavoratori coinvolti nell’appalto è composta da cinquantadue persone. Tredici di queste sono dipendenti della società Client e verranno ricollocate su altre commesse gestite dalla propria azienda. Per i trentanove magazzinieri alle dipendenze dirette di BCube, Bonfiglioli si è detta disponibile ad assorbirne internamente un massimo di venticinque. Per i restanti quattordici esuberi, la società bolognese ha prospettato la possibilità di aderire, su base volontaria, a un percorso di riconversione professionale in collaborazione con Tper per il conseguimento della patente abilitante alla guida di autobus e tram.

La risposta di BCube, multinazionale piemontese della logistica integrata con quattromila dipendenti nel mondo, non si è fatta attendere. I vertici del gruppo hanno respinto integralmente le accuse, definendo il bilancio dei sei anni di collaborazione ampiamente positivo e sottolineando che il numero di infortuni registrato è pari a tre, una cifra ritenuta estremamente contenuta. Secondo la società di Casale Monferrato, l’elevato tracciamento dei near miss testimonia una radicata cultura della prevenzione e, sul fronte della qualità, non risulterebbero evidenze di criticità. L’azienda ha comunque garantito che attiverà tutte le procedure di legge previste per tutelare i quattordici lavoratori in esubero.

La protesta dei sindacati e il nodo automazione

La rottura delle trattative, avviate già nel mese di febbraio, ha surriscaldato il clima sindacale. Le sigle Fiom, Uilm, Usb e Filt-Cgil hanno proclamato nuovi pacchetti di sciopero, contestando la ricostruzione della proprietà.
I rappresentanti dei lavoratori sostengono infatti che i temi legati alla sicurezza e alla qualità non siano mai emersi durante i tavoli di confronto dei mesi scorsi, leggendo la mossa di Bonfiglioli come un tentativo di accelerare l’automazione del magazzino penalizzando la forza lavoro umana. «Argomentazione pretestuosa», sintetizza ai nostri microfoni Simone Selmi, segretario della Fiom di Bologna.

Il piano di automazione, confermato dalla Bonfiglioli Riduttori, prevede un investimento di circa 3,5 milioni di euro nel 2026.
L’azienda sostiene che il piano non è guidato da una volontà di riduzione del personale o da logiche di mero risparmio economico, bensì dalla necessità di implementare standard tecnologici più elevati per il controllo dei processi e la sicurezza stessa dello stabilimento.
Tuttavia il rischio di perdita di posti, anche se in appalto, per i sindacati rischia di essere solo un assaggio di quello che potrebbe avvenire quanto al posto dei lavoratori ci saranno i robot.

ASCOLTA L’INTERVISTA A SIMONE SELMI: