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Anche ad Amola di San Giovanni in Persiceto prosegue la battaglia contro le centrali a biomasse. La Provincia ha autorizzato la costruzione di un impianto, ma la strada per arrivarci è stretta e pericolosa e il sindaco ha vietato il transito dei mezzi pesanti. Il comitato di cittadini tiene un presidio permanente per bloccare l’accesso.

Dopo Galliera, la battaglia contro le centrali a biomasse si scalda anche a San Giovanni in Persiceto. Anche in questo caso si registra un conflitto tra Provincia di Bologna e Amministrazione Comunale, dove la prima autorizza la realizzazione dell’impianto e la seconda si preoccupa dell’incolumità stradale e mette in campo un’ordinanza per garantire la sicurezza.
In mezzo il Comitato di Amola, composto da cittadini contrari alla speculazione attorno a questo tipo di centrali ad energia alternativa. Gli attivisti stanno portando avanti un presidio, 24 ore su 24, per impedire l’accesso dei mezzi pesanti (che dovrebbero realizzare l’impianto) ad una strada bianca.

Tutto comincia un anno fa, quando la Provincia di Bologna autorizza la realizzazione di una centrale a biomasse ad Amola, frazione di San Giovanni in Persiceto.
In precedenza il Comune aveva rilevato nel progetto alcune criticità relative alla sicurezza stradale, dal momento che i camion che riforniscono la centrale dovrebbero percorrere una strada bianca, quindi non asfaltata, larga appena tre metri.
“Noi abbiamo fatto realizzare una perigizia tecnica giurata – racconta Luca Guarnieri, presidente del comitato – che ha evidenziato che quella strada è inidonea al traffico pesante”.
Per evitare conseguenze, il sindaco di Persiceto ha emesso un’ordinanza con la quale vieta per quella strada il transito di veicoli sopra le 3,5 tonnellate. “Basti pensare che ciascun tir ne pesa 30 – osserva Guarnieri – ed è largo 2,6 metri contro i tre della strada”.

Di qui il presidio degli attivisti del comitato che, attraverso una presenza organizzata in turni, impediscono giorno e notte ai veicoli che dovrebbero accedere al cantiere di transitare lungo la strada.
“Finora abbiamo incontrato persone molto comprensive, a cui abbiamo offerto un caffè e che comprendono le nostre ragioni”.
La contesa però potrebbe esacerbarsi, poiché l’azienda proponente della centrale minaccia di far causa al Comune.
“Noi resteremo finché vige l’ordinanza – afferma il presidente del comitato – Se venisse revocata proseguiremo la nostra battaglia vigilando sui lavori del cantiere e in altri modi”.

Guarnieri spiega inoltre che il comitato non è contrario alle biomasse in sè, ma alla speculazione che ne viene fatta in provincia di Bologna, dove gli impianti spuntano come funghi senza un reale progetto energetico alla base. “La centrale di Amola, ad esempio, sarà alimentata da una coltura dedicata, ovvero 340 ettari di terreno coltivati solo in funzione della centrale stessa. Sarebbe molto meglio una centrale alimentata dagli scarti di produzione agricola”.
Oltre a questo, ci sono gli effetti prodotti sul territorio, dove insistono già diversi impianti: “Ne abbiamo due attivi a San Giovanni, uno a Crevalcore e altri nei Comuni confinanti”.
Le centrali producono emissioni atmosferiche e rilasciano molto calore che non viene sfruttato. “Pensi che il calore disperso dalla combustione di una sincola centrale inferiore ad un megawatt può riscaldare 1200 appartamenti”, insiste Guarnieri.