La rete dei centri antiviolenza lancia un appello per chiedere al governo di ratificare la convenzione di Istanbul contro la violenza alle donne. Ogni due giorni in Italia una donna viene uccisa da un uomo.

L’ultimo in ordine di tempo potrebbe essere il caso della studentessa 17enne accoltellata dall’ex fidanzato della sorella, ma il condizionale è d’obbligo. Ogni due giorni, infatti, in Italia una donna viene uccisa per mano di un uomo, soprattutto ex mariti, fidanzati o famigliari.
È il tragico fenomeno dei femicidi, gli omicidi di genere in cui le vittime sono accomunate dall’essere donne. Un problema che da tempo ha dimensioni spaventose, anche se non esiste un osservatorio ad hoc per calcolare il numero esatte di vittime.

Sono 105 le donne uccise dall’inizio dell’anno in Italia. Una misura che ha fatto traboccare il vaso ed ha indotto la rete italiana dei centri antiviolenza (Dire – Donne in rete contro la violenza) a diramare un appello, sottoscrivibile qui per fermare questa strage e per sollecitare il governo italiano ad intervenire sul tema.

Nel maggio 2011, infatti, il Consiglio d’Europa ha firmato ad Istanbul una convenzione che vincola i Paesi aderenti ad azioni ed iniziative importanti di contrasto alla violenza sulle donne.
L’Italia non l’ha ancora ratificata e questo, come spiega Angela Romanin, portavoce della Casa delle Donne di Bologna, “crea problemi perché i fenomeni complessi vanno affrontati in modo organico”.

Quest’oggi la ministra alle Pari Opportunità Elsa Fornero, incalzata dalle polemiche sul recente caso della studentessa 17enne, ha promesso tempi rapidi per la ratifica della convenzione. “Bene – commenta Romanin – ma occorre anche che venga applicata”. Il riferimento è ad altre misure, annunciate dall’ex ministra Carfagna, a cui furono destinate poche risorse e organizzate in modo non incisivo.

Basti pensare che non si sa nemmeno con precisione quante siano le donne vittima di violenza maschile. Manca infatti un osservatorio permanente e istituzionale che si occupi di analizzare i dati in possesso del Ministero degli Interni.
L’unico lavoro in tal senso è quallo, encomiabile, della Casa delle Donne di Bologna, che ogni hanno raccoglie i dati dagli articoli di cronaca.

“Oltre al femicidio – spiega Romanin – non abbiamo nemmeno un dato generale sulla violenza di genere. L’unico studio in questo senso l’ha fatto l’Istat nel 2006, mentre il prossimo potrebbe essere nel 2013. In sette anni potrebbero essere cambiate tante cose”.

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